Il paria (1828)

The More I learn, the Less I Know

Il paria (1828)

Il paria (The Pariah)
Melodrama in Two Acts
Libretto by Domenico Gilardonir

The Naxos sound recording with the Pro Arte Marche orchesta conducted by Marco Berdondini (2001)
The Opera Rara recording with the Britten Sinfonia conducted by Sir Mark Elder (36 tracks)

A brief account of The Pariah and the Melodrama
[Foreword by the librettist]

The inhabitants of the peninsula bathed by the Ganges, the Kistna and the Indus, are divided into tribes called castes, of which the most prestigious were those of the Brahmins, or priests, the warriors, the merchants, and the citizens. From these were derived the others, always keeping their original name. Besides this same group was one that according to an ancient superstition were said to have sprung from tears of the god Brahma and to have been cursed by him. Their descendants, who were given the name of Pariahs, were condemned to lead their wretched lives as solitary hermits in the deserts, not permitted to have commerce with the people of the other tribes and to mark XXX the springs from which they quenched their thirst. And the Indian maiden, who might dare to nourish feeling of love for one of them would be punished with universal contempt, ignominy, and infamy even beyond the grave. It happens that one of these unfortunates, a youth surpassing all others in valor, impatient and desirous of seeing new lands, abandons father and native forests of Orissa, changes his garments, and descends to the pleasant plains of Benares, at the time when the Indians, in the fierce fighting with the Portuguese, are in extremis. He takes heart, leads the fugitives again to the field, combats them, presses on, and soundly defeats the foreign foe. Those superstitious folk, regarding him as a superhuman being, confer on himm the supreme command of the forces and contrive with all their might to honor him in every way. The Grand Brahmin, a man of boundless ambition, fearing lest the illustrious champion, having reached the highest rank, might usurp the reins of empire from him, decides despite his station to give him his own daughter to wife, whom the youth fervently loves, his love returned. Accordingly, the love of the betrothed couple, the way in which the unknown Pariah meets with his father, and their discovery * form the subject of this melodrama taken from the tragedy of Mr. Casimir Delavigne.

*Every caste was distinguished be certain signs on the face or some other visible part of their person, but to facilitate the dramatic action, it is to be believed that the better to disguise themselves, the characters representing the Pariahs had them on their chest.


CAST OF CHARACTERS

Neala, devotée of the sun cult (Soprano)
Idamore, chief of the warrior caste (Tenor)
Zarete, father of Idamore (Bass)
Akebare, high priest, chief of the Brahmin caste ,father of Neala (Bass)
Zaida, priestess (Contralto)
Empsaele, Brahmin, confidant of Akebare (Tenor)
Chorus of Brahmins, priests, priestesses, temple dancers, balok, trumpeters, warriors,
people, temple guradians, fakirs

The action takes place near Benares


ATTO PRIMO

Bosco foltissimo di palme. A destra dell’attore, vestibolo del tempio di Brama. A sinistra principio di strada che conduce a Benarez. In fondo monti, e colline. Sorge il sole.

SCENA PRIMA
Akebare con sei bramani discende dal tempio, e tutti inginocchiati e rivolti al simulacro del nume, dicono:

Akebare e Coro
In questa a te sacrata antica selva,
Dove natura più diffonde il verde,
Nume accogli il mortal, che offerte arreca
Pe’ conquistati allori,
Or che per l’etra i suoi corsieri adduce
L’apportator d’aura feconda luce.

I sei bramani si dividono per dare ingresso alle varie tribù. Akebare solo s’avanza, e fra sé ripiglia:

Akebare
Che giovommi il sudar su gli altari,
Se il superbo Idamore ha l’impero
Su le schiere, sul popolo intero,
Né la fronte a me volle piegar!…
Oggi ei riede!… E fra nuovi trofei!…
Il potessi domare, annientar!…
Ma s’avanzan le turbe festive…
Creda il volgo me intento ad orar.
(si ritira nel tempio)

SCENA SECONDA
Bramani, sacerdoti, sacerdotesse, e custodi, trombettieri, guerrieri. Le baiadere ed i balok arrivano danzando: il popolo, ed i fachiri arrecano le offerte al Nume.

Bramani, Sacerdoti e Sacerdotesse
Al monarca sovrauman,
Re de’ Numi, Dio sovran,
Che fia sempre, ed era già
Pria che ’l tempo avess’età;
Che ad un fiato, ad un respir
Puote il mondo far crollar;
Polve l’uomo addivenir,
Corpo l’ombra ritornar;
Al grand’astro che primier
Su le sfere sfolgorò,
L’orbe cieco illuminò,
Fu del giorno il condottier,
Le stagioni variò,
Al creato die’ color;
Al cui riso, al cui fulgor
L’universo s’animò;
Danze, e giuochi, ed inni e voti,
Trombe, cetre, ed oricalchi,
Tutti spieghino, devoti,
Il gioir d’un sì bel dì,
Ché fra lauri mireremo
Ritornar nella cittade
Vincitrici quelle spade:
Che per l’Indo ognun brandì.

Tutti
Tu mirasti il Lusitan
Sciôr le vele all’Ocean,
Ed audace qui venir
I tuoi templi a incenerir;
Discendesti, e ’l patrio acciar
Di tua possa si vestì;
Di nostr’armi al balenar
Cadde l’oste, impallidì.
Tu ascoltasti il pio guerrier,
Che smarrito t’invocò,
E ’l tuo raggio lo guidò
Di vittoria pel sentier;
La tua fiamma divampò
De’ tuoi figli in ogni cor,
E la destra d’Idamor
Vinse, spense, trionfò.
Lode a te che nel periglio
Desti invitto difensore,
Che di sangue ostil vermiglio
Tinse il Gange, lo salvò.
Lode a te che nel suo petto
Incendesti tue scintille,
Onde all’ombre a mille a mille
Gli sconfitti tramandò.

I Sei Bramani
(dalla soglia del tempio)
Il pontefice degna
A voi mostrarsi, o popoli:
Umile a lui si prostri ognun.

Tutti s’inginocchiano.

Scena Terza
Akebare, infine Neala.

Akebare
Sorgete.
Brama, non men che l’igneo Dio, gradirà
I cantici pietosi: gl’innovate,
Allor che il patrio suolo
Ricalcheran le trionfanti squadre.
(discende dal tempio, e venendo innanzi)
Ma… Neala?… Che miro!…
Par che l’insegua alcun…

Neala viene dal soggiorno delle sacerdotesse, come se fosse perseguita. Poi si ferma, guarda di nuovo donde è venuta. Si copre il volto per l’orrore. Passa dalla parte opposta ov’è Akebare, e senza accorgersi ch’è il padre, si tiene a lui abbracciata.

Tu tremi?… Piangi?…

Si scuote alla voce del padre, e con rispetto si scosta a poco a poco.

Svela al supremo in fra i ministri sacri
Qual ria cagion sì ti rattrista, e t’ange?…

Neala
Orrendo sogno!… Vision tremenda!…

Akebare
Che mai t’apparve? Di’?

Neala
Sì. Tutti udite…
Non ho forza…

Akebare
Obbedisci.

Neala
Inorridite:
Parea che mentre l’àloe
Mia destra all’ara desse,
A un tratto fosca e pallida
La sacra fiamma ardesse!…
Lunge fuggisse il tripode,
Il tempio si scuotesse!…
Ahi, più non posso dir…
Mi manca già il respir!…

Akebare
(Un lampo a quell’accento
Balena al mio desir.)

Tutti
A quel sinistro accento
Mi sento abbrividir!
(a Neala)
Prosegui. L’atro evento
Tutto ne lascia udir.

Neala
S’avventa al core un aspide,
Lo squarcia, l’avvelena;
E gemebonda a un… Paria!…
M’annoda, m’incatena!
Sfonda il terren, precipito,
Dannata a eterna pena!
Ahi, che m’agghiaccia il cor
L’idea d’un tanto orror!

Tutti
(ad Akebare)
O tu, luce del vero,
Interprete del ciel,
Deh, spiega un tal mistero,
Sgombra l’arcano vel.

Akebare
(fra sé)
(Porga a Idamor la mano,
Sposo la stringa al sen.
Prestigio falso e vano
Serva a un privato ben.)

Neala
(fra sé)
(Me, che agli altari tuoi
Seppe Idamor rapir,
Punisci, o Dio, se il vuoi,
Ma rea non mi scovrir!)

Akebare
(in tuono ispirato)
Sciolta Neala, e libera
Da’ voti suoi, da l’are,
I Numi lei concedono
Consorte ad un guerrier.

Tutti
Ed è costui?

Akebare
Fia noto
Allor che su l’altare
Giuri obbedir me, interprete
Del Divo, e sol voler.

Tutti
(Nodo sì eccelso a stringere
Non havvi che Idamore.
Ei forte, prode, ed inclito,
È d’ogni eroe maggior.)

Neala
(Ahi, lassa! Son pur misera!
No, che non è Idamore!
Ei mai non volle cedere,
Piegarsi al genitor!
Ah, che un raggio di speranza
Più non veggio, non m’avanza!
Oh, Neala sventurata,
E vivrai senza Idamor?
No, la vita io non desio,
Se non è dell’idol mio;
Solo accanto a lui respiro;
Per lui solo io sento amor.)

Akebare
(M’è pur grave ad un che abborro
Dare ancor la istessa figlia!
Ahi che il core nol consiglia,
Ma si renda schiavo il cor!)

Tutti
Già fastoso vola amore,
Già inghirlanda, tesse, e intreccia
Colla rosa, colla freccia
La beltade, ed il valor.

Akebare
Gemina pompa nel gran tempio adunque
Al ritornar delle vittrici insegne
A compier, sacerdoti, v’apprestate:
E l’onor del trionfo
Alle temute schiere;
E ’l nodo che inspirommi da le sfere
Il Nume. Intanto ogni tribù si renda
Fuor de la selva, e il vincitore attenda.

Akebare co’ bramani rientra nel tempio. Tutte le altre tribù si ritirano. Neala, Zaide, e le sacerdotesse rimangono in iscena.

Neala
(Sì: decisi. La morte!…
Niuno, tranne Idamor, mi fia consorte!)

Zaide
Neala? Ah, perché mai nel dì più lieto
Quel palpitar frequente, e irrequieto?
Un ridente avvenir non t’offre?…

Neala
Oh, cara,
Qual mai compenso v’ha che adegui appieno
L’età dell’innocenza,
Ch’io qui trascorsi a voi compagna? Amiche,
Ah, pria che v’abbandoni, (e chiuda i lumi!)
De l’amor mio ciascuna un pegno s’abbia.
Questo monile il cui lavor lodavi,

Sulla collina comparisce Zarete. La prima a scorgerlo è Zaide.

Delide è tuo; e a te, Zaide…

Zaide
Un veglio!
Uno stranier!

Neala
Le sue sembianze, gli atti
Son d’uom, che d’atra pena vien consunto.

Zaide
Del sacro cinto oltrepassò la meta!
Tosto si rieda, o suore…

Neala
E che? Un vegliardo
Privo d’ogni difesa,
Potrìa destarvi tema?…
Prestiamgli aita, egli compianto inspira.
Mirate: è prono al suol! Geme! Sospira!

SCENA QUARTA
Zarete inginocchiato a piè di un idolo, e dette.

Zarete
Tergi, o Dio di pietà, tergi ’l mio ciglio,
Rendimi il caro figlio.
Dimmi, o Nume, ove sta? Dove s’aggira?
Dimmi se ancor respira?
Questo avanzo d’età, deh, fa che almeno,
Trarre io possa sereno.

Neala, Zaide e Sacerdotesse
Chi fia? Chi mai sarà? Si strugge in pianto!
Al simulacro accanto!

Neala
Qual tu sia, qui t’inoltra.
(Come quell’egro aspetto,
Mi desta in appressarsi, ignoto affetto!)

Zarete
(dopo di essere disceso al piano, e di aver fissato attentamente il guardo sul vestibolo del tempio)
(Che miro! Ah, non m’illudo!)
Oh, vergini pietose, deh, mi dite,
È questo forse il bosco?…

Neala
Sacro a Brama.

Zarete
(Ahi, dove sconsigliato
Spinsi le piante! Ahi, dove, tu Idamore,
Il padre trascinasti?…
Di qui proscritto il paria,
Se il braman lo ravvisa,
Morte riceve in dono
Dal feroce Akebare! E un paria io sono!
Si fugga!…)

Neala
E a che da noi, che men dovresti
Temer, t’involi alto terror spirando?

Zarete
Deh, credi, è il cor che ovunque il passo io mova
Pace non mai rinvien, più duol ritrova!

Neala
E la cagion?

Zarete
Perduto ha un ben…

Neala
Ti calma.
Il riavrai se da un mortal dipende.

Zarete
Un solo il puote. Io lo sperai finora,
Ma fra ’l pianto, e ’l lamento,
Invan cittadi e… Qual marzial concento?

Neala
(Ah! giunse l’idol mio!)

SCENA QUINTA
Empsaele e detti.

Neala
Che mai rechi Empsael?…

Empsaele
Nunzio son’io
Ad Akebar del trionfal ritorno
D’Idamore…
(Entra nel tempio.)

Zarete
(in disparte)
Idamor!
(a Neala)
Dimmi, de l’armi?

Neala
È il primo duce.

Zarete
E un lustro
Or compie?…

Neala
In Balassor pervenne.

Zarete
(È desso!)

Neala
Ti è noto?

Zarete
(rimettendosi)
Ah sì. M’è grato
Rivederlo…

Neala
Compagne
N’andiam. (Trov’Idamore al loco usato
Il simbolico intreccio, e apprenda in quello
Il voler d’Akebare,
Non men che il mio pensier!)

Zaide
Si torni all’are.

Neala, Zaide, e le sacerdotesse si ritirano. Appena Zarete rimane solo, dandosi in preda alla gioia:

Zarete
Il figlio è qui!
Io lo vedrò?
In questo dì!
Lo abbraccerò?…
Ah no, che il core
Non regge in petto!
Maggior diletto
Bramar non sa!
E tanta gioia
In tal momento,
Ogni tormento
Scordar mi fa!
(parte)

SCENA SESTA
Parte esterna del tempio di Brama, circondata di monumenti sepolcrali. Idamore venendo dalla città si avanza con precauzione.

Idamore
Là dove al ciel si estolle
Per mille e mille ripetute grida,
Di plausi adorno d’Idamore il nome,
Stupido il cor parea di vita privo!
Qui dove il salce su l’avello piange,
E de le tombe il sol silenzio regna,
Palpita in sen, tutto divampa, e m’arde!
Sì: più che onor d’impero,
Puote forza d’amor! Delizia porge!
Come vaghe a me rende
Quelle soglie ove tragge il dì Neala!
Caro quel marmo in cui ripor solea
I suoi pensieri! Io mi vi appresso, e intanto
Di gioia il ciglio dolce versa un pianto.
(si appressa ad una colonnella, trovata una ghirlanda la svolge, e trattone un foglio legge)
«Brama scioglie i miei voti.
Sposa me dona il padre ad un che ignoro.
Ma fida a te son’io
Senza poter vederti, io moro, Addio.»
(gli cade il foglio di mano e rimane colpito)
Lontano, più l’amai…
Pugnando, a lei pensava…
Ferito, io la chiamava…
Vinceva, e lei vedea…
Gloria, poter, trofei,
Mentre recava a lei…
A lei… soltanto… a lei…
La perdo, e mia non è!…
Ma no, non v’ha, o Neala,
Chi possa a me involarti!
Non v’ha chi per ritrarti
Donde sepolta sei,
S’opponga a’ passi miei,
Osi arrestarmi il piè!
Fin dove sorgono
I sacri altari,
Se pur ti avessero
In braccio i Numi,
Da lor disvellerti
Io ben saprò!
E ognor sorridere
A me d’accanto
Vedrò que’ lumi,
Per cui quest’anima
I primi palpiti
D’amor provò.
Ma chi è colui?… Nel manto il volto asconde!
E con cammin sospeso
Il passo avanza, e ’l guardo torna indietro!

SCENA SETTIMA
Zarete e detto. Zarete coprendosi il mento, giunge, e in vedere Idamore:

Zarete
(Possibil mai! Qui solo!)

Idamore
(S’arresta!)

Zarete
(avvicinandoglisi)
(Oh, sorte!)

Idamore
(A me s’appressa.)

Zarete
(È il figlio!)

Idamore
Stranier, che cerchi?

Zarete
De’ guerrieri il duce…

Idamore
Ciel! Qual voce!

Zarete
(proseguendo)
Idamor…

Idamore
Fia ver?

Zarete
(scoprendosi il volto)
Te stesso.

Idamore
Padre?

Zarete
Il ravvisi?…

Idamore
Oh, gioia! Oh, me beato!
Deh stringimi al tuo sen…

Zarete
(è per abbracciarlo, poi respingendolo)
Ti scosta ingrato!

Idamore
Mi fuggi?

Zarete
(guardando le vestimenta del figlio)
Oh, Numi, e mi serbaste in vita,
Perch’io di duol morissi
Nel rimirarlo sotto spoglia infida!

Idamore
M’odi…

Zarete
Snuda quel ferro parricida.
(scoprendosi il petto)
Qui, in questa ch’hai pur anco sul tuo petto
Di Paria impronta, vibralo.
E al gran braman lo reca
Con feroce sorriso,
Tutto del sangue di tuo padre intriso!…

Idamore
Che parli mai? Deh, credi,
Opra del mio valore
Armi e vesti cangiò, ma non il core!

Zarete
E le stragi che un giorno i sacerdoti
Qui fèan, volendo noi
Dal Nume maledetti, e ch’io narrate
Ognor t’avea, ché spettator men fui,
Potevi obbliar?…

Idamore
Le rammentava, e tutto
Vinse il desio di contemplar d’appresso
Questa cittade, e nelle pelli avvolto,
Te lasciando pervenni in Balassorre.
Il Lusitan guerra movea. M’offersi
A battagliar. Pugnai.
E al par della vittoria or or compiuta,
Salvando l’Indostano,
De l’armi ognun m’elesse allor sovrano.

Zarete
No. Tutto obbliavi…

Idamore
Ah, ch’io tornar volea!

Zarete
Mentisci.

Idamore
E amor…

Zarete
Amor!…

Idamore
Perdona… È rea
Anch’ella per me sol…

Zarete
Rea? Narra! Svela.
Chi osavi amar?…

Idamore
(perplesso)
Donzella…

Zarete
Prosegui.

Idamore
Ch’or da l’are…

Zarete
Finisci!

Idamore
È sciolta…

Zarete
E ’l padre suo?…

Idamore
Che chiedi?…

Zarete
(prendendolo per mano)
Impallidisci? Tremi? Qual sospetto!
Parla. Sarebbe mai?

Idamore
Chi… su l’altare…
De’ sacerdoti è il pri…

Zarete
Stelle! Akebare!
D’un Akebar la figlia!
D’un inimico acerrimo!
Che l’aura fe’ vermiglia
Del sangue tuo medesimo?…
Quanto di più tormento
Da l’uom crear si può!
Tanto quel solo accento
A darmi appien bastò!

Idamore
Ed è mai forse rea
Un’innocente vergine,
Ahi, sol perché nascea
Di genitor colpevole?
Quanto Akebar veleno
Nel core aver si può!
Tanta Neala in seno
Virtude ognor serbò!

Zarete
Nel germe d’un crudele
Virtù non mai discese!

Idamore
Dono del Cielo è questo,
E non de l’uom favor!

Zarete
Ahi, stolto!
(per andare)
Ormai decisi!…

Idamore
Padre?…

Zarete
Tal fui finor.
Là in quelle sacre mura,
Altri ten diede amor!…
Là…

S’ode uno squillo dall’interno del tempio.

Ma qual suon? Quali voci?…

Idamore
Del priego è l’ora…

Zarete
(inginocchiandosi)
Ah, Nume…

Akebare, Bramani e Sacerdotesse
(dal tempio)
Salvi, o Nume, e ognor difenda
La tua spada, lo stuolo prediletto;
La tua folgore tremenda,
Piombi, e cada sul paria maledetto.

Zarete
(sorto in piedi, e preso per mano il figlio)
Udisti? Esulta!
Ad invocar lo scempio
Di stirpe inulta
Non vai tu pur nel tempio?…
Tu delle squadre
Primo e supremo duce!
Sovra tuo padre,
Su chi ti diè la luce,
L’empio anatema…

Idamore
Taci! Né onor, né trono
Virtù in me scema!
Ancor quell’io mi sono
Che sempre odiai
Questa de’ Numi prole!
S’io t’obbliai,
Non più rivegga il sole!

Zarete
Seguimi, adunque…

Idamore
E vuoi?…

Zarete
Trarti da un empio suolo!
Indugi?…

Idamore
Ahi, duro cenno!…

Zarete
Risolvi.

Idamore
(fra sé)
(Oh pena! Oh duolo!
Lascerò colei che adoro?
Che a me visse ognor fedele?
Ahi, per esser sì crudele
Dovrei più core aver!
Dirle almeno io sol desio
Qual destino a lei m’invola;
Una sola estrema volta
Io la bramo almen veder!)

Zarete
Veggo ben che più del padre,
Caro estimi un folle orgoglio!
Vivi all’ombra pur del soglio,
Godi in grembo del poter!
Moribondo nel deserto
Cercherà tuo padre il figlio!
Ed il figlio in quel momento
Non potrà nemmen veder!

Idamore
M’ascolta…

Zarete
Ebben?…

Idamore
Ti seguo ma…

Zarete
Parla.

Idamore
Ove di piante
Più folto è il bosco, in breve
M’avrai…

Zarete
No in quest’istante…

Idamore
Deh, t’arrendi, e mi concedi,
Ch’io le dica solo addio.
Ahi! se pure il labbro mio
A dir tanto arriverà!…
Poi fa’ pur de’ giorni miei
Quel che più t’aggrada e vuoi;
Sono tuoi, ma il fier dolore,
Credi, a me li troncherà!

Zarete
Tel concedo; ma rammenta,
Che capace ancor son io
Di dar fine al viver mio,
Se tua fede mancherà;
E quel suolo che a te porge
De’ mortali il fren supremo
Fia l’estremo ch’io calpesto;
Per me tomba diverrà!

Partono dividendosi.

ATTO SECONDO

Bosco come nell’Atto Primo. Notte con luna.

SCENA PRIMA
Empsaele ed Akebare.

Empsaele
Discendi.

Akebare
Ed Idamor?

Empsaele
Qui tel vedrai.
(parte)

Akebare
Seggio d’impero! Sol tu puoi ridurmi
A tanto estremo! Io stesso
Offerirgli la figlia!… Ma… sì… è desso.

SCENA SECONDA
Akebare ed Idamore.

Idamore
Fra l’ombra de la notte,
E in questo loco, a sé Akebar mi chiede?

Akebare
Quell’Akebar, che tuo nemico credi.

Idamore
Quai detti!

Akebare
Or t’offre quanto di più caro
S’abbia.

Idamore
Che mai?

Akebare
La figlia.

Idamore
(deponendo la sua dignità)
Tu?… Neala?…

Akebare
Ov’è pago il tuo core,
Lei consorte a te rendo al novo albore.

Idamore
(stringendogli, e quasi baciandogli la mano)
Ah, che bramar potrei di più? Tel sappi,
Da’ primi miei trionfi,
Amore a lei m’avvinse,
Quando del serto il crin sua man mi cinse!

Akebare
A tanta pompa adunque
Le schiere ancor fian pronte.
(Piegasti pur superbo a me la fronte!…)
(si ritira)

Idamore
Ei la figlia mi dona…
E il padre?… Ahi, lasso!… Per fuggir, m’attende.
Ch’io qui venìa seppe Neala intanto…
Ed or la rivedrò? Che mai risolvo?
Ah sì… paria svelar mi deggio a lei…
E certo io son che allor meco Neala…

SCENA TERZA
Idamore e Neala.

Neala
Idamor? Sul tuo labbro era il mio nome?
Se il padre…

Idamore
(confuso)
Non temer, compie i tuoi voti.

Neala
Che? Ti spiega!

Idamore
(freddamente)
Tuo sposo me destina.

Neala
Ciel! Fia vero? Idamor? Sei mio? Tu taci!
Figgi lo sguardo al suol? Né il tuo sembiante
Tanta scoperse mai
Tristezza quanta or che mia destra avesti.
Ravvisarne mi è dato?…

Idamore
Neala?…

Neala
Parla…

Idamore
È immenso
L’amor che per me nutri?

Neala
E tu? Chieder mel puoi? Spenta financo
Io sempre t’amerò,
Più che t’amai finora,
S’è ver che s’ama oltre la tomba ancora.

Idamore
Né perché de’ guerrieri il prence or sono
M’ami?

Neala
Amo Idamor. Del caso è l’opra
La tua grandezza, e di volubil sorte
Schiavo è il grande. Virtude è sol tesoro,
Ch’eterno vive. Io tua virtude adoro.

Idamore
Adunque tu pietade avrai pur’anco
De l’uom che per ventura
Nacque di lor, che senza colpa alcuna,
A viver son costretti
Miseri, erranti, dispregiati, abbietti!

Neala
Di chi favelli mai?

Idamore
De l’infelice,
Che al mondo i rai dischiuse,
E forza, non ragion dal mondo escluse!

Neala
Cielo! Forse!…

Idamore
Del pa…

Neala
Deh, taci, ah, taci!
Miseri noi se nel recinto sacro
La maledetta casta il piè volgesse!
Vedresti il ciel fosco, sanguigno farsi!
Spalancarsi il terreno,
E seppellirne entrambi entro ’l suo seno!

Idamore
E s’un di loro ignoto vien fra voi,
Pugna, vince, trionfa,
E col proprio suo sangue il vostro salva?

Neala
Svelandosi non mai
La vita in premio avrìa,
Sempre trafitto egli cader dovrìa!
Io stessa, io stessa, me l’impone il Nume,
Dargli morte dovrei,
Se mel vedessi innanzi agli occhi miei!

Idamore
Un d’essi, ahi, pur s’aggira
Fra queste piante!

Neala
(abbracciando Idamore)
Ah! ch’io nol vegga!

Idamore
Troppo
Si tenne occulto. A te mostrarsi ei vuole.
Egli è già presso.

Neala
(passando all’altro lato d’Idamore, ed afferrando il suo pugnale)
Ov’è?… L’altro tuo ferro
Meco unito brandisci.
Feriamo!

Idamore
(gittandosi a’ suoi piedi)
Ebben: lo sposo tuo ferisci!

Neala
(le cade il pugnale, rimane immobile, e senza guardarlo)
Ei stesso!!!

Idamore
A un culto barbaro
Il tuo consorte immola!

Neala
Ah, fuggi, e i Numi s’abbiano
Il sangue di me sola!

Idamore
Sangue gli Dei non bramano.

Neala
Gli Dei non l’han prescritto?

Idamore
No: legge rea, tirannica,
Ne presta all’uomo il dritto!

Neala
Vero fu il sogno! Involati…
Ch’io porti altrove il piè.

Idamore
(sorge, e trattenendola, le prende la mano, e dice)
Parti? E un sol guardo ed ultimo
Nemmeno aver da te?
La mano tua, deh, vedi;
Or che concedi,
Ch’io stringa al core di te sola amante;
Non trema, si disserra,
Manca la terra!
Non di sanguigne nubi il ciel si covre!
Né dal celeste regno
Voce di sdegno
A noi parlò!
Non fulminò!
Tutta tranquilla e pura,
Mira, è natura.
Ve’ come intorno è cheto ogni palmeto;
Come financo arride,
E a me sorride
L’astro di notte con l’argenteo raggio.
E tu crudel soltanto
Condanni al pianto
Chi t’adorò?
Te sol’amò?

Neala
Ahi, come a quell’accento,
Svanire io sento
L’orror che di sua stirpe avea finora…
Ahi, che lasciarlo, oh Dio!…
No, non poss’io…
Assai soave in cor scende il suo detto!…
Non più. Di me disponi.
Che vuoi? Lo imponi,
Sì. Tua sarò,
Con te vivrò.

Idamore
Tu? Mia?

Neala
Tel giuro.

Idamore
Il sei,
Ove compiuto il rito,
Che a te mi rende unito,
Meco fuggir…

Neala
Fuggir!…

Idamore
Nol puoi?…

Neala
Che udii!

Idamore
Rimanti.
Io sol…
(per andare)

Neala
T’arresta…

Idamore
E spero?

Neala
Vincesti!…

Idamore
Oh ciel! Fia vero?
Lo sposo tuo seguir!…

Neala
Ahi, come non seguirti,
Se il cor più mio non è…

Idamore
Ahi, quale, nell’udirti
Contento io provo in me!
Sarai tu sempre, o cara,
Il solo mio pensiero.

Neala
Sarai tu sempre, o caro,
Il solo mio pensiero.

Idamore e Neala
Ognor dal tuo volere
Il mio dipenderà,
E se fra lc tue braccia
Avvien che un giorno io mora,
Bella la morte ancora
Allor per me sarà!

Idamore
All’ara andiam mio bene,
Amor ci annoderà!

Neala
Su le deserte arene
Amor ci guiderà!
(Partono)

SCENA QUARTA
Antichissimo tempio diruto, e formato nell’incavo d’un monte. Sui massi si scorgono scolpite le stragi de’ paria. Zarete, infine coro di sacerdoti.

Zarete
Notte, ch’eterna a me parevi, eterna
A che per me non fosti?…
A tal ridotto or non sarei, che fuggo
La luce, e par ch’ella m’insegua ovunque!
Gente appressar mi parve,
E forza fu di nuovo uscir dal grembo
De la foresta, dove attesi indarno
Il fi… No… Che mai dico!…
Il traditore! Il mio più fier nemico!…
Ma dov’io trassi il piede? Ove mi trovo?
Numi!!! Ahi, ben ti ravviso,
Alla scolpita roccia,
Recinto infame di delitti pieno!…
In dì sacrato a strage d’ogni Paria,
Mel rammento, di qui con la consorte,
Solo in fuggir trovai scampo alla morte!…
Quest’è il terren che bevve
Per man sacerdotal sangue innocente!
Ahi, dì fatale! Ancor mi sei presente!
Qui pel figlio una madre gridava:
Nol ferite! Me sola uccidete!
Là pel padre donzella esclamava:
Deh, salvatelo, e me trafiggete.
Pel germano la suora moriva;
Per la sposa il consorte si offriva…
E spietato il braman furibondo,
Sordo al pianto, e col ferro alla mano,
Di sangue avido e ognor sitibondo,
Padre, figlio, consorte, germano,
Sotto l’empio e sacrilego acciar,
Esultava in vederti spirar!

Coro
(di lontano)
Mai fulgido così
L’aurato crin dal mar…

Zarete
Alcun s’inoltra?… Ah sì…
Fia d’uopo ognun schivar.

Zarete si nasconde dietro un masso. In questa andando verso il tempio il coro de’ sacerdoti, e recando la corona per Idamore, e l’onda lustrale dice:

Coro dei Sacerdoti
Mai fulgido così
L’aurato crin dal mar,
Nel ricondurre il dì,
Spiegò l’astro maggior.
Volgiamo al tempio il piè,
E voli ad annodar
Indissolubil fé
Neala ed Idamor.
(si perdono di vista attraversando la scena)

Zarete
Che intesi! Oh, cielo! E v’ha
Maggior del mio martir?
Cotanta crudeltà
Nel figlio discovrir!
Fra’ nemici un Idamor
Come mai poter gioir!
E spietato, il genitor
Obbliare e fin tradir!…
Questa adunque o figlio ingrato,
Dopo il corso di tanti anni,
Spesi in lagrime ed affanni,
Questa adunque è la mercé?
Ma se il padre abbandonasti,
E il rendesti disperato,
Godi appieno o figlio ingrato,
Lo vedrai spirarti al piè!
Il sacro, io varcherò
Augusto limitar!
Me Paria svelerò
Al barbaro Akebar!

SCENA QUINTA
Atrio maestoso, ed ombreggiato di palme. In fondo l’interno del tempio di Brama cui si ascende per vasta scalinata. Entra tutto l’esercito. E dall’interno del tempio vengono i sacerdoti, e le sacerdotesse.

Coro
Brama, autor de l’universo,
Che dal soglio etereo, augusto,
Dolce speme inspiri al giusto,
Ai colpevoli terror;
Sol, che flutti, e prati, e selve,
Monti, e piani, e valli inostri,
Quando al mondo sciogli e mostri
La irradiante chioma d’or;
Gange, o tu che al guardo umano
Il tuo nascere nascondi,
Ed i campi ognor fecondi
Col fuggente e ricco umor;
Tutti, o Numi, qui scendete,
E avvincete in nodi immoti
I guerrieri, e i sacerdoti,
La beltade, ed il valor.

SCENA SESTA
Idamore e detti.

Idamore
Quanto di lieto qui sorride e brilla
Al guardo mio divien tristo, funebre!
Invan mi trassi al designato loco
Il padre ad avvertir, che di me donna
Appena fusse d’Akebar la figlia,
Giunto lo avrei!… Trascorsa l’ora ei vide,
E chi sa dove incauto il pie’ rivolse!
Ei potria d’un sol detto
Offrir de’ suoi nemici al ferro il petto!
Oh pensier che d’orror m’invadi e ingombri!
Che non soffro per te, Neala… Oh, cielo!
Eccola, è dessa. Ahi, benda nuziale,
Non sei tu quella…
Che ferale per me atro ornamento!

SCENA SETTIMA
Akebare con la figlia per mano, seguito da bramani e
detti.

Akebare
Di profanar tai sacrosante soglie
Se ad un paria venisse il reo talento
Cada trafitto, e vi rimanga spento.

Neala
(Io l’ascolto e non spiro!)

Idamore
(Io temo e fremo!)

Akebare
Sacerdoti, guerrier, popoli, udite:
Come Brama concesse ad uom Neala,
Ognun lo apprese. Io la tribù de l’armi
Elessi a darle sposo. E in lei prescelsi
Quei che al trionfo la guidò: Idamore.
Obbedirmi ei giurò dinanzi al Nume.

Qui vien portata l’ara da’ custodi.

E ’l serto vincitor mentre sul capo
Ad imporgli discendo,
In un consorte a lui la figlia io rendo.

Idamore e Neala
(inginocchiati innanzi all’ara)
Da sì caro e dolce istante,
Che consorte a me tu sei,
A te sacro i giorni miei,
A te giuro eterna fé.

Akebare
Dal celeste e divo impero
Voi dell’Indo eterni Dei,
Accogliete i voti miei,
Che…

SCENA OTTAVA
Empsaele ansante e detti.

Empsaele
T’arresta…

Akebare
Oh, ciel! Perché?

Empsaele
Profanato è il rito!… Un paria
V’ha fra noi!…

Quadro analogo di sorpresa generale.

Tutti
Gran Dio! Che orrore!

Neala
(Idamore!)

Idamore
(Il genitore!)

Akebare
Dov’è mai?…

Empsaele
Sul limitar…

Akebare
L’uccidete…

Empsaele
È già qui tratto
Da’ custodi…

SCENA NONA e ultima
Zarete tratto dal popolo e detti.

Tutti
Oh, vista! Moia!

Neala
(Lo straniero!)

Idamore
(Oh suol m’ingoia!)

Tutti
Non s’indugi al trucidar!
Morte…

Zarete
(subito)
Morte vogl’io.
Mi è d’uopo. Non la temo. Io la desio.
Ma tu, sommo bramano,
Che in tanto errore avvolgi il core umano,
In che diverso sei
Dai paria che tu vuoi proscritti, e rei?
Forse non abbiam noi
Un sangue ne le vene al par di voi?
O pur vedesti mai
Oscurarsi per noi del sole i rai?
Od arretrarsi il flutto,
E su la pianta inaridirsi il frutto?
Sei polve qual son’io,
Tutti siam prole d’uno stesso Dio;
E s’eguale n’è il merto,
E ’l sacerdote e ’l figlio del deserto,
Là nell’asilo eterno
Eguale ognun sarà!
E tutti al sen paterno
Il Nume accoglierà!

Akebare
(E un Dio gli porge ascolto!)

Coro
(Né crolla il tempio, e vi riman sepolto!
Non sorge orrenda face,
Che spenga e incenerisca il labbro audace!
Maligno spirto è in lui,
Ma in breve scenderà ne’ regni bui!
Sotto il più fier tormento
La spoglia sua cadrà!
E sparsa in brani, il vento
Gli avanzi sperderà.)

Neala
(guardando Idamore)
(Ei trema! Impallidisce!
A lui parlar vorrìa, ma non ardisce!
Ei forse il conoscea!
E se quegli lo svela? Ahi, quale idea!
Vittima ei pur cadrìa!
E di Neala, oh, cielo, allor che fia!
Ah, sì. Quel ferro istesso,
Che a me lo involerà,
Vibrando ov’egli è impresso,
Unirmi a lui saprà.)

Idamore
(La sua morte è sicura!
Qual tumulto in me desta amor, natura!
Deh, mi consiglia, o cielo.
Parlo? Taccio? Mi scopro? O ancor mi celo?
In così rio periglio,
Difesa può niegare al padre un figlio?
Ahi, che nel mentre il core
Frenarsi più non sa!
Pur mi rammenta amore…
Aver di lei pietà!)
(appressandosi a Neala, e di soppiatto indicando Zarete)
(Salvalo.)

Akebare
(a Zarete)
Scellerato!

Neala
(a Idamore)
Tu lo conosci!

Idamore
Assai.

Zarete
(guardando Idamore)
(Fugge il mio guardo! Ingrato!)

Akebare
(alle guardie)
Quell’empio pera ormai!

Neala
(gettandosi subito ai piedi di Akebare)
Deh… un… folle… ardir perdona…
Trionfi… in… te… pietà…

Akebare
Ed osi?… Oh, quale orrore!
Tu d’implorar?…

Zarete
(alle guardie)
Ferite!…

Idamore
(alle stesse)
Fermate!…

Akebare
E tu… Idamore!
Olà, me solo udite.
Svenate!

Idamore
(facendosi scudo a Zarete, e gettando il ferro a’ piedi delle guardie)
Ebben: svenate
Col padre il figlio…

Tutti
Ah!!!

Idamore
Ma un sangue ch’io versai
La patria per salvar.
Pietade…

Akebare
Un paria mai
Non può pietà sperar…
Gli Dei v’han maledetti!

Tutti
Ahi, mi si gela il cor!
(A quei profani aspetti,
A quei tremendi detti
Io manco! Ahi, quale orror!)

Akebare
De la cittade tratti fuor le porte
S’abbiano atroce abbominevol morte!

Nel mentre Idamore e Zarete sono per essere condotti fuori del tempio, Neala cerca unirsi al suo consorte, ma vien trattenuta da Akebare.

Zarete e Idamore
La morte di noi miseri,
Fra stragi e tanti orrori,
Ai tardi e colti posteri
Il tempo additerà!
E legge così barbara,
Scudo degli oppressori,
Distruggeranno i popoli
De le future età.

Neala
La benda ch’io mi lacero,
E premo nel terreno,
A tutti fia memoria,
D’amore e fedeltà!
E sciolto il crine, e pallida,
Volando a morte in seno;
La tomba a lui serbandomi
Il nodo eternerà.

Akebare
Morrai tu ancora, o perfida,
Se spegnere non sai
L’amor che per un paria
È colpa ed empietà!
E fra l’eterne tenebre
Il fallo piangerai,
Fuggir vorrai dai reprobi,
Ma tardi allor sarà!

Zarete
Sommo braman, v’è un Dio!
Paventa! A morte io vo!

Idamore
Parto, o Neala, addio,
Mai più ti rivedrò!

Neala
Teco bell’idol mio,
In breve io pur sarò!

Akebare
(Regno! L’impero è mio!
Di più bramar non so!)

Tutti
Giorno sì fiero e rio
Su l’Indo mai spuntò!

FINE

ACT I

A wood very thick with palm trees. On the right, a vestibule of the temple of Brahma. On the left, the beginning of a road leading to Benares. At the rear, mountains and hills. The sun is rising.

Scene I
Akebare with his Brahmins descends from the temple, and all are kneeling and turned toward the effigy of the god.

Akebare and Chorus
In this ancient wood, sacred to you,
Where nature most spreads its green,
Receive, God, the mortal who proffers
Offerings in thanks for conquered laurels,
Now that their corsairs are dispersed
And the bringer of fruitful breeze spreads light.

The six Brahmins separate to permit the various tribes to enter. Akebare steps forward alone and continues to himself:

Akebare
What good to me is sweating on the altars
If the proud Idamore has command
Of the troops, of the whole people,
And would not turn his face to me!
Today he returns! And with new trophies!
Would I could tame him, destroy him!
But the festive crowds approach . . .
Let the rabble think I am about to pray.
(retires into the temple)

SCENE II
Brahmins, priests, priestesses, and temple custodians, trumpeters, warriors. The temple dancers and the baloks arrive dancing: the people and the fakirs bring offerings to the god.

Brahmins, Priests and Priestesses
To the transcendent ruler,
King of the gods, sovereign deity,
Who will always be and was
Before there was time;
Who with a breath
Can make the world crumble,
Man become dust,
The body return to shadow;
By the great star that he first
Ignited in the spheres,
He lighted the blind world,
He was the lord of the day,
He varied the seasons,
Gave color to creation;
The universe moves
to his laugh and his thunderbolts;
Dances and games and hymns and prayers,
Trumpets, sitars, and horns,
Let all exult, fellow devotees,
Rejoicing on such a fine day,
So that we may see among the laurels
The victorious return
To the city of those swords
That every man brandished for India.

All
You have seen the Lusitanian
Spread his sails to the ocean
And audaciously come here
To burn your temples;
You descended and donned
The native steel of your power;
At the lightning strokes of our weapons
The enemy fell, panic stricken.
You heard the pious warrior,
Who called upon you in distress,
And your ray guided him
On the path of victory;
Your flame burned
In the heart of each of your sons,
And Idamore’s hand
Conquered, shed blood, triumphed.
Praise to you who in danger
Gave us the invincible defender,
Who stained the Ganges
With hostile red blood and saved it.
Praise to you who kindled
in his breast your sparks,
Which made ghosts
Of the vanquished by the thousands.

The six Brahmins
(from the threshold of the temple)
The priest deigns
To appear to you, o people:
Let all humbly prostrate themselves before him.

All kneel

Scene III
Akebare, finally Neala

Akebare
Rise.
Brahma, no less than the fiery God, will accept
Your pious songs; resume them
Now that the victorious troops
Will tread once more on native soil.
(descends from the temple and comes forward)
But . . . Neala? What do I see!
It seems someone is pursuing her. . .

Neala emerges from the priestesses quarters as if pursued. Then she stops, looks back to whence she has come. Her face is filled with horror. She goes to where Akebare is and without realilzing he is her father, is embraced by him.

You tremble? Are you weeping?

She starts at her father’s voice, and respectfully steps aside slowly.

Reveal to the almighty before the holy ministers
What evil cause so saddens and distresses you?

Neala
A horrible dream! A ghastly vision!

Akebare
Whatever appeared to you? Gods?

Neala
Yes. Listen everyone . . .
My strength fails . . .

Akebare
Obey.

Neala
Be horrified:
Meseemed that while my hand
Put the aloe on the altar,
All at once the sacred fire
Burned dark and pale! . . .
The tripod flew off,
The temple shook!
Ah, I can say no more . . .
I am out of breath! . . .

Akebare
(At those words a flash of lightning
Smites my desire.)

All
I feel myself shuddering
At this baleful speech!
(to Neala)
Continue. Let us hear
All of the dark event.

Neala
An asp forces itself on my heart,
Tears it open and poisons it;
And binds and chains me,
Lamenting, to a . . . Pariah!
The ground gives way, I fall,
Damned to eternal punition!
Ah, how the thought of such horror
Freezes my heart!

All
(to Akebare)
O you, light of truth,
Interpreter of heaven,
Oh, explain such a mystery,
Clear up the hidden secret.

Akebare
(aside)
(Let her hand be offered to Idamore,
Let her clasp him to her breast as consort.
False and vain eminence
Serves only personal profit.)

Neala
(aside)
(Punish me, whom Idamore was able
To wrest from your altars,
O God, if it pleases you,
But do not reveal my guilt!)

Akebare
(as if inspired)
Neala, chosen and freed
From your vows, from the altar,
The gods grant you
As consort to a warrior.

All
And is it he?

Akebare
Let it now be known
That on the altar
You swear to obey me, interpreter
Of the Deity, and my will alone.

All
(To forge such an exalted bond
There can only be Idamore.
Strong, bold and illustrious is he,
The greatest of heroes.)

Neala
(Ah, woe is me! I am just miserable!
No, it can’t be Idamore!
He would never yield
And bend to my father’s will!
Ah, no more ray of hope
For me I see, none appears!
Oh, unfortunate Neala,
And shall you live without Idamore?
No, I do not desire life,
If not that of my beloved;
I breathe only at his side;
I feel love only for him.)

Akebare
(It is painful for me to give
This same daughter to one I abhor!
Ah, would that my heart did not counsel this,
But let my heart become a slave!)

All
Already love flies festively,
Already it garlands, weaves, and braids
With the rose and the arrow,
Beauty and valor.

Akebare
Then a procession begins to the great temple
To return the standards of the victors
Priests, draw near to crown the occasion:
The honor of the triumph
To our redoubtable troops;
And the bond that the gods inspired
In me from the spheres. Let every tribe
Be present, except for the savages, and attend the victor.

Akebare and the Brahmins re-enter the temple. All the other tribes withdraw. Neala, Zaide, and the priestesses remain..

Neala
(Yes, I have decided. Death!
None but Idamore shall be my husband!)

Zaide
Neala! Ah, why this persistent restless trembling
On such a joyous day?
Does it not offer you a glowing future?

Neala
Oh, my dear,
What is there that can fully compensate for
The age of innocence,
Which I spent here with you as a companion? Friends,
Ah, before I abandon you (and close my eyes!)
Each of you shall have a token of my love.
This necklace whose work I have praised,

Zarete appears on the hill. The first to notice is Zaide.

Is yours, Delide; and to you, Zaide . . .

Zaide
An old man!
A stranger!

Neala
His appearance and manner
Are those of a man who has endured dark suffering.

Zaide
He has crossed the limit of the sacred enclosure!
Soon, sisters, he will reach . . .

Neala
So? An old man
Devoid of any defense,
Can arouse fear in you?
Let us offer him aid; he inspires compassion.
Look, he’s lying on the ground! He groans? He sighs!

SCENE IV
Zarete kneeling at the food of an idol and the above.

Zarete
Oh, God of pity, wipe my brow,
Give back my dear son.
Tell me, O God, where is he? Where does he tarry?
Tell me if he breathe still.
Let me at least bear
This advancing age serenely.

Neala, Zaide and Priestesses
Who can this be? He is dying of grief!
Next to the statue!

Neala
Whoever you be, here you overstep.
(How this ailing countenance
Arouses in a strange feeling in me as I draw near!)

Zarete
(After having descended to the plain and fixed his eyes on the vestibule of the temple)
(What do I see! Ah, it is no illusion!)
Oh, merciful virgins, ho, tell me,
Is this perhaps the wood?

Neala
Sacred to Brahma.

Zarete
(Alas, where miserable I shed
My tears! Alas, where, Idamore,
Have you led your father!
The pariah, proscribed from here,
Receives death as a reward
From fierce Akebare
If the Brahmin discovers him! And a pariah I am!
I must flee!)

Neala
And you flee from us, whom you have least
To fear, breathing great terror?

Zarete
Oh, believe that wherever I direct my steps,
Peace never comes, I find more suffering!

Neala
And the cause?

Zarete
A dear one has lost . . .

Neala
Calm yourself.
If it depends on a mortal, you will have him again.

Zarete
Only one can do it. Until now I hoped to find him,
But mid anguish and lamentation
In vain cities and . . . what martial strains?

Neala
(Ah! My adored has arrived!)

SCENE V
Empesaele and the above

Neala
What is Empesaele carrying?

Empesaele
A messenger I am
To Akebare of the triumphal return
Of Idamore . . .
(Enters the temple)

Zarete
(aside)
Idamore!
(to Neala)
Tell me, of arms?

Neala
He’s the first commander.

Zarete
Have five years
Now passed? . . .

Neala
He appeared in Balassor.

Zarete
(It is he!)

Neala
You know him?

Zarete
(composing himself)
Ah, yes. I am glad
To see him again . . .

Neala
Companions,
Let us go. (Let Idamore will at the usual place
The symbolic braiding and know thereby
Akebare’s will,
And my own mind as well!)

Zaide
Let us return to the altar.

Neala, Zaide and the priestesses withdraw. As soon as Zarete is alone, he gives way to joy.

Zarete
My son is here!
Shall I see him?
On this day!
Shall I embrace him?
Ah, no, my heart
Will not be still in my breast!
I could not wish
For greater happiness!
And so much joy
In such a moment
Makes me forget
Every torment!
(Exit)

SCENE VI
An exterior part of the temple of Brahma, surrounded by sepulchral monuments. Idamore, coming from the city, advances cautiously.

Idamore
There where in thousands of repeated cries
The name of Idamore is extolled to heaven,
Adorned with ovations,
This heart seemed dumb, devoid of life!
Here where the willow weeps over the sepulchre,
And only silence reigns among the tombs,
My breast heaves, all aflame, and burns me!
Yes, more powerful than the honor of command,
Is the force of love! It promises delight!
How lovely to me are those places
Where Neala spends the day,
Cherished this marble to which she used
To entrust her thoughts! I approach you, the while
My eyes pours out sweet tears of joy.
(He approaches a column, finding a garland, unfolds it, removes a paper and reads it.)
“Brahma releases me from my vows.
My father gives me as bride to one unknown.
But I am faithful to you.
Unable to see you, I die. Farewell.”
(the note falls from his hand and he remains stricken)
Far away, the more I loved her . . .
In battle I thought of her . . .
Wounded, I called to her . . .
I was victorious, and she saw . . .
Glory, power, trophies,
While I was bringing her . . .
Her . . . only . . . to her . . .
I am losing her, and she is not mine!
But no, Neala, there is no one
Who can take you from me!
There is no one who can oppose
My steps or dare to stop me
To take you back
From where you are buried!
Even where
The sacred altars rise,
If the gods
Have you in their arms,
I shall be be able
To find you.
And I shall see
Beside me
Those eyes ever smiling
At which this soul
Felt the first tremblings
Of love.
But who is this? . . . He hides his face in his cloak!
And with suspicious gait
He advances, and looks behind him!

SCENE VII
Zarete and Idamore. Zarete covering his chin, enters and sees Idamore.

Zarete
(Is it possible! Here alone!)

Idamore
(He stops!)

Zarete
(approaching him)
(Oh, fortune!)

Idamore
(He comes closer.)

Zarete
(It is my son!)

Idamore
Stranger, what do you seek?

Zarete
The leader of the warriors . . .

Idamore
Heavens, what voice is this!

Zarete
(continuing)
Idamore . . .

Idamore
Can it be true?

Zarete
(uncovering his face)
It is you.

Idamore
Father?

Zarete
You recognize him? . . .

Idamore
Oh, joy! Oh, I am blessed!
Oh, clasp me to your bosom . . .

Zarete
(goes to embrace him, then pushes him away)
Get away, ingrate!

Idamore
You flee from me?

Zarete
(regarding Idamore’s clothing)
Oh, gods, did you keep me alive
So I would die of grief
Seeing him in impious robes!

Idamore
Hear me . . .

Zarete
Draw that patricidal sword.
(uncovering his breast)
Here, plunge it into this sign
Of the Pariah, which you also have on your breast.
And take it to the grand Brahmin
With with a fierce smile
Soaked in the blood of your father!

Idamore
What are you saying! Oh, believe me,
My deeds of valor
Changed my dress and my weapons, but not my heart!

Zarete
And could you forget the slaughter
That the priests once wrought here,
Wishing us cursed by the god, as I forever
Narrated to you,
Who was a witness?

Idamore
I remembered them, but the desire
To observe from close at hand
This city overcame all, and wrapped in leather,
Leaving you I came to Balassorre,
The Portuguese were waging war. I offered
To do battle. I fought.
And in light of the victory just now accomplished,
Saving Hindustan,
All elected me chief of the armies.

Zarete
No. You have forgotten everything . . .

Idamore
Oh, would that I could return!

Zarete
You lie.

Idamore
And love . . .

Zarete
Love!

Idamore
Forgive me . . . She too
Is guilty for my sake alone . . .

Zarete
Guilty? Speak! Explain.
Whom did you dare to love?

Idamore
(perplexed)
A maiden . . .

Zarete
Go on.

Idamore
Who is now released . . .

Zarete
Finish!

Idamore
From the altar . . .

Zarete
And her father?

Idamore
What are you asking?

Zarete
(taking him by the hand)
You grow pale? You tremble? What suspicion!
Speak. Could it be?

Idamore
One who . . . on the altar
Is the high pri . . .

Zarete
Stars! Akebare!
A daughter of Akebare!
Of my bitterest enemy!
Who stained the air red
With your own blood?
However much greater torment
Could be created by man,
So much those words alone
Sufficed to inflict on me!

Idamore
Is an innocent virgin
Then to be blamed
Only because she was born,
Alas, Of a guilty father?
However much poison
Akebare may have in his heart,
So much virtue
Has Neala kept in her breast!

Zarete
Virtue never resides
In the seed of the cruel!

Idamore
This is a gift from heaven
And not bestowed by man.

Zarete
You fool!
(going)
You have made your decision!

Idamore
Father?

Zarete
That I was until now.
There within those sacred walls,
Love has given you to others!
There . . .

A blast of trumpets is heard from inside the temple.

But what sound is that? What voices?

Idamore
It is the hour of prayer . . .

Zarete
(kneeling)
Oh, God . . .

Akebare, Brahmins and Priestesses
(from within the temple)
Let your sword save
And defend forever your chosen people.
Let your terrible lightning
Fall and strike the cursed pariah.

Zarete
(risen to his feet and taking his son’s hand)
Did you hear? Rejoice!
Won’t you too go into the temple
To invoke the slaughter
Of an unavenged race?
You, the prime and supreme leader
Of the troops!
Upon your father
Upon him who gave you life,
The impious son calls down anathema. . .

Idamore
Silence! Nor honor nor throne
Lessens virtue in me!
I am still he
Who has always hated
This spawn of the gods!
If I have forgotten you,
Let me not see another sun!

Zarete
Then follow me . . .

Idamore
And you wish?

Zarete
To take you away from an impious land!
Do you hesitate?

Idamore
Ah, a harsh bidding!

Zarete
Make up your mind.

Idamore
(to himself)
(Oh, pain! Oh, anguish!
I shall destroy her whom I adore?
One who has lived always faithful to me?
Ah, to be so cruel
I would need more courage!
I desire to tell her only
What destiny takes me from her;
One single last time
I want at least to see her!)

Zarete
I see well that you value a mad arrogance
More dearly than your father!
Then Live in the shadow of the throne,
RevelEnjoy in the lap of power!
Your father will seek the son
Dying in the desert!
Nor will he in that moment
Ever see his son!

Idamore
Listen . . .

Zarete
Well?

Idamore
I’ll follow you, but . . .

Zarete
Speak.

Idamore
Where the forest
Is densest with trees, soon
You will have me . . .

Zarete
No, this instant . . .

Idamore
Oh, yield and grant
That I just bid her farewell.
Alas, if only my lips
Will be able to say so much! . . .
Then just do with my life
What pleases you and what you wish;
I am yours, but the fierce pain,
Believe me, will cut it short!

Zarete
I grant it; but remember,
That I am still able
To end my life,
If you fail in fidelity;
And may that land that offers you
Supreme power over mortals
Be the last that I tread upon;
For me it will become a tomb!

Exeunt severally

ACT II

A wood as in Act I. Moonlit night.

SCENE I
Empsaele and Akebare.

Empsaele
Descend.

Akebare
And Idamore?

Empsaele
Here you will see.
(Exit)

Akebare
Throne of empire! Only you can reduce me
To such an extreme! I myself
Offer him my daughter! But . . . yes . . . it is he.

SCENE II
Enter Idamore.

Idamore
In the shadow of night,
And in this place, Akebare has bid me come to him?

Akebare
That Akebare whom you believe your enemy.

Idamore
What do you mean?

Akebare
He now offers you the most precious thing
There is.

Idamore
What is that?

Akebare
My daughter.

Idamore
(abandoning his dignity)
Tu? Neala?

Akebare
Where your heart is content,
I give her to you as wife at sunrise.

Idamore
(grasping his hand, almost kissing it)
Ah, for what more could I have wished? Know
That from my first triumphs,
Love for her overcame me,
When her hand decked my forehead with the garland!

Akebare
Then let the people prepare
For a great ceremony.
(You even creased your brow haughtily at me!)
(Exit)

Idamore
He gives me his daughter . . .
And my father? Ah, alas! He is waiting to flee with me.
But Neala knew that I was coming here . . .
And now will I see her again? What shall I do?
Ah, yes . . . I must reveal myself to her as an untouchable . . .
And I am certain that then Neala with me . . .

SCENE III
Enter Neala.

Neala
Idamore? Was my name on your lips?
If Father . . .

Idamore
(taken aback)
Do not be afraid. Your prayers are answered.

Neala
What? Explain!

Idamore
(coldly)
He destines me to be your husband.

Neala
Heaven! Can it be true? Idamore? Are you mine? You are silent!
Do you fix your gaze on the ground? Your countenance
Never showed so much
Sadness as now when you have gained my hand.
May I understand that?

Idamore
Neala?

Neala
Speak . . .

Idamore
Is the love you bear me
Immense?

Neala
And you? Can you ask me that? I shall always
Love you,
More than I have loved you till now,
If it is true that one can still love beyond the grave.

Idamore
And is it not because I am now lord of the armies
That you love me?

Neala
I love Idamore. Your greatness
Is a work of chance, and a great man
Is slave to fickle fortune. Virtue is the sole treasure
That lives eternally. I adore your virtue.

Idamore
Then you will have pity even
For the man who peradventure
Was born of those who without any guilt
Were forced to live
Miserable, wandering, despised, abject!

Neala
Of whom do you speak?

Idamore
Of the poor unfortunate
Who opened his eyes to the world,
And whom force, not reason, excluded from the world!

Neala
Heavens! Do you mean . . . !

Idamore
Of the untouch . . .

Neala
Oh, hush, oh, hush!
Woe unto us if the cursed caste
Set foot in the sacred precinct!
You would see the sky turn dark and bloody!
The earth open up
And bury us both within it’s bosom!

Idamore
And if one of them comes unknown among you,
Battles, is victorious, triumphs,
And with his own blood saves yours?

Neala
If he revealed himself he would never
Have life as a reward!
He would needs die by the sword!
On me myself the god imposes it;
I would have to deal death to him,
If I saw him before my eyes!

Idamore
Even one of those, alas, walks
Among these plants!

Neala
(embracing Idamore)
Ah! Let me not see him!

Idamore
Too much
Is kept hidden. He wants to show you.
He is already near.

Neala
(passing to the other side of Idamore and grasping his dagger)
Where is he? Wield your other blade
Together with me.
Let us smite him!

Idamore
(throwing himself at her feet)
Then, stab your own intended!

Neala
(lets fall the dagger, remains motionless, without looking at him)
It is he!!!

Idamore
Your consort offers himself as sacrifice
To a savage cult!

Neala
Oh, escape, and let the gods
Have only my blood!

Idamore
The gods do not desire blood.

Neala
Have the gods not decreed it?

Idamore
No, a cruel, tyrannical law
Gives man the right!

Neala
My dream was true! Begone . . .
Let me betake myself elsewhere.

Idamore
(rises, and restraining her, takes her hand)
You are going? Nor ever to have
A single last glimpse of you?
Your hand, oh, look;
Now permit me
To clasp to my heart you my only love;
The earth does not quake
Or open up or crumble away!
Nor is the sky covered with bloody clouds!
Nor did a voice of wrath
Speak to us
From the celestial kingdom!
Lightning has not struck!
Look, nature
Is all tranquil and pure.
See how around us every palm grove is serene;
How even the night star laughs
And smiles at me
With its silvery ray.
And only you, cruel one,
Condemn to tears
The one who adored you?
Who loved you only?

Neala
Oh, how I feel at those words
The horror I once had
For your tribe dissolve. . .
Alas, to leave him, oh God!
No, I cannot . . .
So sweetly his speech penetrates my heart!
No more. Do as you will with me.
What do you wish? Command it,
Yes. I shall be yours;
I shall live with you.

Idamore
You? Mine?

Neala
I swear it.

Idamore
You know it,
When the rite performed
That unites me to you,
To flee with me . . .

Neala
Flee! . . .

Idamore
Can’t you? . . .

Neala
What did I hear?

Idamore
Stay then.
I alone . . .
(about to depart)

Neala
Stay . . .

Idamore
Do I hope?

Neala
You have won!

Idamore
Oh, heaven! Can it be true?
You will follow your husband!

Neala
Ah, how can I not follow you
If my heart is no longer mine . . .

Idamore
Ah, what happiness I feel
Hearing you!
You will always be, my dear,
My only thought.

Neala
You will always be, my dear,
My only thought.

Idamore and Neala
My will shall always
Depend on yours,
And if it comes to pass
That one day I die in your arms,
Then death for me
Will be beautiful!

Idamore
Let us go to the altar, my darling,
There love will bind us together!

Neala
On the desert sands
There love will guide us!
(Exeunt)

SCENE IV
The ruins of a very ancient temple hollowed into the side of a mountain. On its walls can be seen carved the slaughter of the untouchables. Enter Zarete, then Chorus of Priests.

Zarete
Night, that has seemed eternal to me,
Why were you not for me?
I would not now be reduced to such a state that I flee
The light, and it seems to pursues me everywhere!
I thought people were approaching,
And I was obliged to leave the womb
Of the forest where waited in vain
For my . . . No . . . What am I saying!
The traitor! My most mortal enemy!
But whither have I wandered? Where am I?
Gods! Ah, well I recognize you
In the carved stone,
Infamous site full of crimes!
In days devoted to the slaughter of every untouchable,
I remember, I found escape from death
Only in fleeing from here with my wife!
This is the soil that drank
Innocent blood shed by priestly hands!
Oh, fatal day! You are still present to me!
Here a mother pled for her son:
Do not slay him! Kill me instead?
There a maiden cries out for her father:
Oh, save him and impale me.
The sister died for the brother;
The husband offered himself for his wife . . .
And the raging Brahmin, pitiless,
Deaf to pleas and with sword in hand,
Ever thirsting and lusting for blood,
Exulted in seeing you perish,
Father, son, husband, brother,
Under his impious and sacrilegious steel!

Chorus
(distant)
Never has the gilded brow of the sea
Been so luminous . . .

Zarete
Does someone venture here? Ah, yes . . .
I had better avoid being seen.

Zarete hides behind a pillar. At the same time, the Chorus of Priests goes toward the temple, carrying the crown for Idamore and the lustral vessel.

Chorus of Priests
Never so luminous
Has the gilded brow of the sea
Been so revealed by the greatest star
In returning the day.
Let us direct our steps to the temple,
And prepare to unite
In indissoluble fidelity
Neala and Idamore.
(they cross the stage and disappear from view)

Zarete
What did I hear! Oh, heaven! Is there
Torture greater than mine?
So much cruetly
To find in my son!
How could an Idamore
Ever make merry with the enemy!
And forget and even betray
His father, despised.
This, then, o my ungrateful son,
After so many years
Spent in tears and agony,
This then is the reward?
But if you have abandoned your father,
And driven him to despair,
Enjoy to the fullest, ungrateful son,
You shall see him expire at your feet!
I shall cross
The august, sacred limit!
I shall reveal myself an untouchable
To barbarous Akebare!

SCENE V
A majestic atrium shaded by palm trees. At the back, the interior of the temple of Brahma reached by means of an immense stairway. The army enters. And from within the temple come the priests and priestesses.

Chorus
Brahma, creator of the universe,
Who from your august ethereal throne
Inspire sweet hope in the just,
Terror in the guilty;
Who alone paints the waters, meadows, forests,
Mountains, plains and valleys,
When you unfurl and show to the world
Your radiant golden hair;
Ganges, O you who hide from human eyes
Your birthplace
And with flowing, rich nectar
Fertilize the fields;
All, O Gods, descend,
And bind in unbreakable bonds
Warriors and priests,
Beauty and valor.

SCENE VI
Enter Idamore.

Idamore
What smiles and shines here with joy
Turns sad and dismal in my sight!
In vain I have brought myself to the designated spot
To inform my father that the woman of mine
Was lately Akebare’s daughter;
I would have met him! . . . He saw the hour past,
And who know where, reckless, he has made his way!
He could with a single word
Offer his breast to the sword of his enemy!
Oh, horrible thought that overcomes and stymies me!
What do I not suffer for you, Neala . . . Oh, heaven!
There she is. It is she. Alas, nuptial veil,
You do not know . . .
What a brutal black ornament it is for me!

SCENE VII
Enter Akebare holding his daughter by the hand, followed by Brahmans.

Akebare
If an untouchable should have the criminal talent
To profane such sacred places
Let him fall and lie there dead.

Neala
(I hear that and cannot breathe!)

Idamore
(I fear and tremble!)

Akebare
Priests, warriors, people, hear me:
How Brahma has granted Neala to a man,
Everyone has learned. I have chosen to give her
A husband from the tribe of warriors. And from it
I have selected the one who led it to triumph: Idamore.
He has sworn before the gods to obey me.

The altar is brought in by the temple servants.

And while I descend to place the wreath
Of victory on his head,
I give my daughter to him as a consort.

Idamore and Neala
(kneeling before the altar)
From such a precious and sweet moment,
When you are my spouse,
I dedicate my life to you,
And swear eternal fidelity.

Akebare
By the heavenly and divine power
Of the eternal gods of India
Receive my prayers,
That . . .

SCENE VIII
Enter Empsaele, breathless.

Empsaele
Stop . . .

Akebare
Oh, heaven! Why?

Empsaele
The rite has been profaned!
There is an pariah among us!

Appearance of general surprise

All
Great God! What horror!

Neala
(Idamore!)

Idamore
(My father!)

Akebare
Where is he, then?

Emsaele
At the border . . .

Akebare
Kill him . . .

Emsaele
He is here already
Brought by the servants . . .

SCENE IX the last
Enter Zarete brought by the people.

All
Oh, what a sight! Let him die!

Neala
(The stranger!)

Idamore
(Oh, earth, swallow me!)

All
Don’t tarry to cut him down!
Death . . .

Zarete
(suddenly)
I want death.
It is better for me. I do not fear it. I desire it.
But you, high Brahmin,
Who have turned the human heart to so much error,
How are you different
From the pariahs you call outcast and vile?
Perhaps we do not have
Blood in our veins equal to yours?
Or have you ever seen
The rays of the sun darkened by us?
Or the rivers stopped,
And the fruit dried on the plants?
You are the same dust as I am,
We are all children of the same God:
And the merit of that is equal,
And the priest and the son of the desert
There in the eternal hereafter
Shall all be equal!
And God will receive all
To his paternal breast!

Akebare
(And a god listens!)

Chorus
(And the temple does not collapse and lie buried there!
The terrible torch that should extinguish
And incinerate the brazen lips does not appear!
A malignant spirit is in him,
But soon he will go down into the dark realms!
His remains will fall
Under the most ferocious torment!
And the wind will disperse
The remains, scattered in shreds.)

Neala
(looking at Idamore)
(He trembles! He grows pale!
He would speak to him but dares not!
Perhaps he knew him!
And if that one reveals him? Oh, what an idea!
Even he would fall a victim!
And then, o heaven, what would become of Neala!
Ah, yes. This very blade
That will rob me of him
Striking where it is hidden,
Can unite me with him.)

Idamore
(His death is certain!
What turbulence love and nature arouse in me!
Oh, counsel me, o heaven.
Do I speak? Stay mute? Reveal myself? Or still hide?
In such dire danger
Can a son refuse defense to a father?
Alas, my heart meanwhile
Cannot stop pounding . . .
Love only reminds me . . .
To pity her!)
(approaching Neala and discreetly pointing to Zarete)
(Save him.)

Akebare
(to Zarete)
Villain!

Neala
(to Idamore)
You know him!

Idamore
Very well.

Zarete
(looking at Idamore)
(Begone from my sight! Traitor!)

Akebare
(to the guards)
Let the profaner die now!

Neala
(suddenly throwing herself at Akebare’s feet)
Oh . . . pardon . . . a . . . mad . . . passion . . .
Let mercy . . . triumph . . . in . . . you . . .

Akebare
You dare? Oh, what horror!
To plead, you?

Zarete
(to the guards)
Strike!

Idamore
(to the same)
Halt!

Akebare
And you . . . Idamore!
Ho, heed only me.
Slay!

Idamore
(shielding Zarete with his body and throwing his sword at the feet of the guards)
Very well then: slay
The son with the father . . .

All
Ah!

Idamore
But blood that I shed
To save the fatherland.
Mercy . . .

Akebare
An untouchable
Can never hope for mercy . . .
The gods have cursed them!

All
Oh, my heart freezes!
(At those profane figures,
At those terrible words
I faint! Oh, what horror!)

Akebare
Let them be taken outside the city gates
And suffer a hideous, abominable death!

While Idamore and Zarete are about to be taken outside the temple, Neala tries to join her consort but is restrained by Akebare.

Zarete and Idamore
Time will point to
The death of us poor souls,
Among so many massacres and horrors
To later civilized posterity!
And such a barbarous law,
A shield of the oppressors,
The people of future ages
Will abolish.

Neala
The garment that I tear
And press to the ground,
Let it be a memory
Of love and fidellity!
And with hair undone and pail
Flying to the bosom of death,
The tomb keeping me for him
Will make eternal our bond.

Akebare
You too, faithless one, shall die,
If you cannot extinguish
Love that is guilt and sin
Toward an untouchable!
And you shall bewail your misstep
Among the eternal shades.
You will wish to flee the evildoers
But then it will be too late!

Zarete
Great Brahmin, there is a God!
Fear him! I go to death!

Idamore
I go, O Neala, farewell,
I shall see you no more!

Neala
My beautiful love,
I shall be with you shortly!

Akebare
(Rule! The throne is mine!
I could wish for nothing more!)

All
A day so violent and evil
Never dawned over India!

THE END

Leave a Reply

Your email address will not be published.