Maria Stuarda (1835)

The More I learn, the Less I Know

Maria Stuarda (1835)

Mary Stuart
Lyric Tragedy in Three Acts
Libretto by Giuseppe Bardari

There are several video versions on YouTube, but this, from 1979, with Caballé is the clearest.

CAST OF CHARACTERS

Elisabetta (Elizabeth), Queen of England Soprano
Maria Stuarda (Mary Stuart), Queen of Scotland, prisoner in England Soprano
Anna (Anne Kennedy), Mary’s nurse Mezzo-Soprano
Roberto (Robert), Earl of Leicester Tenor
Giorgio Talbot (George Talbot), Earl of Shrewsbury Bass
Lord Guglielmo Cecil (Lord William Cecil), Chancelor of the Exchequer Baritone
Un Araldo (A Herald) Tenor
Choruses and extras: Knights, Maids of honor, familiars of Mary, royal guards, pages,
courtiers, hunters, soldiers of Fotheringhay, the sheriff and justices.

The action takes place in the Palace at Westminster and in the Castle of Fotheringhay in the year 1587,

ATTO PRIMO

Galleria nel palagio di Westminster.

Scena Prima
Cavalieri e dame che riedono dal torneo dato in onore dell’inviato di Francia, e si dispongono, in
vari gruppi, ad incontrar la regina.

Coro I
Qui si attenda. Ella è vicina
Dalle giostre a far ritorno.
De’ Brettoni la regina
È la gioia d’ogni cor.

Coro II
Quanto lieto fia tal giorno
Se la stringe ad alto amor.

Una voce di dentro annunzia la regina.

Coro I
Sì, per noi sarà più bella,
D’Albion la pura stella,
Quando unita la vedremo
Della Francia allo splendor.

Tutti
Festeggianti annunzieremo
La possanza dell’amor.

Scena Seconda
Elisabetta, Talbot, Cecil, cortigiani ecc.

Elisabetta
Sì, vuol di Francia il rege
Col mio core l’anglo trono.
Dubbiosa ancor io sono
Di accoglier l’alto invito, ma se il bene
De’ fidi miei Britanni
Fa che d’Imene all’ara io m’incammini,
Reggerà questa destra
Della Francia e dell’Anglia ambo i destini.
(da sé)
Ah, quando all’ara scorgemi
Un casto amor del cielo,
Quando m’invita a prendere
D’Imene il roseo velo,
Un altro core involami
La cara libertà;
E mentre vedo sorgere
Fra noi fatal barriera,
Ad altro amor sorridere
Quest’anima non sa.

Talbot
In tal giorno di contento
Di Stuarda il sol lamento
La Brettagna turberà?

Coro I
Grazia, grazia alla Stuarda.

Tutti
(meno Cecil)
Grazia.

Elisabetta
(imponendo)
Olà!
Di questo giorno il giubilo
Turbato io non credea.
Perché forzarmi a piangere
Sul capo della rea,
Sul tristo suo destin?

Cecil
Ah, dona alla scure quel capo che desta
Fatali timori, discordia funesta,
Finanche fra’ ceppi, col fuoco d’amor.

Elisabetta
Tacete: non posso risolvere ancor.
Ah, dal ciel discenda un raggio
Che rischiari il mio intelletto:
Forse allora in questo petto
La clemenza parlerà.
Ma se l’empia m’ha rapita
Ogni speme al cor gradita,
Giorno atroce di vendetta
Tardo a sorger non sarà.

Cecil
Ti rammenta, Elisabetta,
Ch’è dannosa ogni pietà.

Talbot e Coro
Il bel cor d’Elisabetta
Segua i moti di pietà.

Elisabetta
Fra voi perché non veggio
Leicester? Egli solo resta lontano
Dalla gioia comune?

Cecil
Eccolo.

Scena Terza
Leicester, che bacia la mano ad Elisabetta, e detti.

Elisabetta
Conte!
Or io di te chiedea.

Leicester
Deh, mi perdona
Se ai tuoi cenni indugiai! Che imponi?
Elisabetta si toglie un anello, lo contempla e lo consegna a Leicester.

Elisabetta
Prendi;
Reca l’anello mio
Di Francia all’inviato: al prence suo
Rieda messaggio a dir che già d’Imene
L’invito accetto.
(guardandolo in viso)
(E non si cangia in viso!)
Ma che il serto che m’offre
Ricusar ancor posso…
Che libera son io.
Prendilo… (Ingrato!)

Leicester
(con indifferenza)
Ti obbedisco…

Elisabetta
Addio.
Gli dà la mano a baciare e s’allontana seguita dalle dame e da Lord Cecil; Talbot va per seguirla,
Leicester lo prende per la mano, seco lui s’avanza sulla scena e di segreto gli dice.

Scena Quarta

Leicester
Hai nelle giostre, o Talbot,
Chiesto di me?

Talbot
Io, sì.
Elisabetta nell’uscire rivolge lo sguardo e vede Leicester e Talbot in colloquio.

Leicester
Che brami, dunque?

Talbot
Favellarti. Ti fia
Tremenda e cara ogni parola mia.
In Forteringa io fui…

Leicester
Che ascolto!
Talbot
Vidi l’infelice Stuarda…

Leicester
Ah, più sommesso
Favella in queste mura! E qual ti parve?

Talbot
Un angelo d’amor, bella qual era,
E magnanima sempre…

Leicester
Oh, troppo indegna
Di rio destino. E a te che disse? Ah! parla!

Talbot
Posso in pria ben securo
Affidarmi al tuo cor?

Leicester
Parla: tel giuro.

Talbot
(circospetto e cavandosi dal seno un foglio ed un ritratto)
Questa imago, questo foglio
La Stuarda a te l’invia:
Di sua mano io li ebbi, e pria
Del suo pianto li bagnò.

Leicester
Oh, piacer!…

Talbot
Con quale affetto
Il tuo nome pronunziò!…
(gli dà il foglio ed il ritratto)

Leicester
Ah, rimiro il bel sembiante
Adorato, vagheggiato…
Ei mi appare sfavillante
Come il dì che mi piagò!
Parmi ancor che su quel viso
Spunti languido un sorriso,
Ch’altra volta a me sì caro
La mia sorte incatenò!

Talbot
Al tramonto è la sua vita,
Ed aita a te cercò…

Leicester
(guardando sempre il foglio ed il ritratto)
Oh, memorie! Oh, cara imago!
Di morir per lei son pago!

Talbot
Che risolvi?

Leicester
Liberarla!
O con lei spirar saprò…

Talbot
Di Babington il periglio
Non ancor ti spaventò?

Leicester
Ogni tema, ogni periglio
Io per lei sfidar saprò.
Se fida tanto
Colei mi amò
Dagli occhi il pianto
Le tergerò.
E se pur vittima
Cader degg’io,
Del fato mio
Superbo andrò.

Talbot
Se fida tanto
Colei ti amò,
Se largo pianto
Finor versò,
Di un’altra vittima
Non far che gema,
Se all’ora estrema
Fuggir non può.

Talbot parte; Leicester si avvia alla parte opposta, e s’incontra con la regina. Si scorgono nel di lui
volto segni di agitazione.

Scena Quinta
Elisabetta e Leicester.

Elisabetta
Sei tu confuso?

Leicester
Io no… (Che incontro!)

Elisabetta
Talbot
Teco un colloquio tenne?

Leicester
È ver. (Che fia?)

Elisabetta
Sospetto ei mi divenne.
Tutti colei seduce! Ah, forse, o conte,
Messaggio di Stuarda a te giungea?

Leicester
Sospetti invano! Ormai di Talbot è nota
La fedeltà.

Elisabetta
(ironica)
Pure il tuo cor conosco.
Svelami il ver… l’impongo.

Leicester
(O ciel!) Regina…

Elisabetta
(vuol partire. È fortemente agitata)
Ancor me ’l celi? Intendo.

Leicester
Ah, non partir… M’ascolta!… Deh! ti arresta!…
Un foglio…

Elisabetta
(serena rivolgendosi)
Il foglio a me.

Leicester
(Sorte funesta!)
(prostrandosi porge il foglio)
Eccolo, al regio piede
Io lo depongo. Ella per me ti chiede
Di un colloquio il favor.

Elisabetta
Sorgete, o conte.
Troppo fate per lei… Crede l’altera
Di sedurmi così: ma invan lo spera.
(apre il foglio rapidamente ed il suo furore si cangia in stupore)
Quali sensi!

Leicester
(Ella è commossa!)

Elisabetta
Ch’io discenda alla prigione!

Leicester
Sì, regina…

Elisabetta
Ov’è la possa
(con riso beffardo)
Di chi ambia le tre corone?

Leicester
Come lampo in notte bruna,
Abbagliò, ruggì… sparì…

Elisabetta
Al ruotar della fortuna
Tanto orgoglio impallidì.

Leicester
Ah, pietà per lei l’implora
Il mio cor…

Elisabetta
(ironica)
Ch’ella possiede:
Non è ver?

Leicester
(Quel dir m’accora.)

Elisabetta
Nella corte ognuno il crede.

Leicester
E s’inganna…

Elisabetta
(Mentitore.)

Leicester
Sol pietade a lei m’unì.

Elisabetta
(ricomponendosi)
(Egli l’ama… o mio furore!)
È leggiadra?… Parla.

Leicester
Ah, sì…
Elisabetta colpita lo guarda minacciosa.
Era d’amor l’immagine,
Degli anni sull’aurora;
Sembianza avea d’un angelo
Che appare, ed innamora:
Era celeste l’anima,
Soave il suo respir:
Bella nel dì del giubilo,
Bella nel suo martir.

Elisabetta
A te lo credo. È un angelo
Se tu le dai tal vanto:
Se allo squallor d’un carcere
È d’ogni cor l’incanto…
Lo so che alletta ogni anima,
Lusinga ogni desir…
(Se tu l’adori, o perfido,
Paventa il mio soffrir.)

Leicester
Vieni.

Elisabetta
(Lo chiede il barbaro.)

Leicester
Appaga il mio desir.

Elisabetta
Dove? Quando?

Leicester
In questo giorno,
Al suo carcere d’intorno
Per la caccia che si appresta,
Scenderai nella foresta.

Elisabetta
Conte, il vuoi?

Leicester
Te ’n prego.

Elisabetta
Intendo.
(Alma incauta.)
A te mi arrendo.
(da sé)
(Sul crin la rivale
La man mi stendea;
Il serto reale
Strapparmi volea;
Ma vinta l’altera
Divenne più fiera,
D’un core diletto
Privarmi tentò.
Ah! troppo mi offende,
Punirla saprò.)

Leicester
Deh! vieni, o regina,
Ti mostra clemente,
Vedrai la divina
Beltade innocente:
Sorella le sei…
Pietade per lei,
Ché l’odio nel petto
Assai ti parlò.
La calma le rendi,
E pago sarò.

ATTO SECONDO
Parco di Forteringa. Ambo i lati sono folti di alberi, il mezzo si apre in una vasta veduta, che
confina col mare.

Scena Prima
Maria esce correndo dal bosco. Anna la segue più lenta; le guardie sono a vista degli spettatori.

Anna
Allenta il piè, regina.

Maria
E che! Non ami
Che ad insolita gioia il seno io schiuda?
Non vedi? Carcer mio
È il cielo aperto… Io vagheggio…
(Oh, cara la voluttà che mi circonda!)

Anna
Il duolo sai che ti attende in queste mura?

Maria
Guarda:
Su’ prati appare
Odorosetta e bella
La famiglia de’ fiori… E a me sorride,
E il zeffiro, che torna
Da’ bei lidi di Francia,
Ch’io gioisca mi dice
Come alla prima gioventù felice.
Oh, nube! che lieve per l’aria ti aggiri,
Tu reca il mio affetto, tu reca i sospiri
Al suolo beato che un dì mi nudrì.
Deh, scendi cortese, mi accogli sui vanni,
Mi rendi alla Francia, m’invola agli affanni!
Ma cruda la nube pur essa fuggì
Al suolo beato che un dì mi nudrì.

Suoni di caccia lontani.

Coro
(interno)
Al bosco, alla caccia! Il cervo si affaccia
Dal colle muscoso, poi fugge scherzoso
Del rivo alle sponde: si specchia nell’onde:
Correte veloci quel cervo a ferir.

Maria
Qual suono! Quai voci! A’ dolci piacer
Chi mai mi richiama degli anni primieri?
Di Scozia su’ monti guidavami allora
Destriero fuggente le belve a seguir.
Immagini care! Presenti l’ho ancora,
Ah, sono felice nel bel sovvenir.

Anna
Parmi il segno di caccia reale!

Maria
Si avvicinano i suoni… i destrieri…

Coro
(di dentro)
La regina.

Maria
Qual nome fatale!!!

Anna
La tiranna nel parco sen va.

Maria
Nella pace del mesto riposo
Vuol colpirmi di nuovo spavento.
Io la chiesi… e vederla non oso…
Tal coraggio nell’alma non sento!
Resti, resti sul trono adorata,
Il suo sguardo da me sia lontano,
Troppo, troppo son’io disprezzata:
Tace in tutti per me la pietà.

Anna
Ella giunge.

Maria
Fuggiamo, fuggiamo:
Contenersi il mio core non sa.
Mentre Maria tratta da Anna va per uscire, sopraggiunge Leicester. Maria si ferma. Anna dietro
un cenno di Maria si allontana. Leicester si mostra commosso.

Scena Seconda
Leicester e Maria.

Maria
Non m’inganna la gioia?
Leicester sei tu?

Leicester
Qui viene
Chi t’adora a spezzar le tue catene.

Maria
Libera alfin sarò dal carcer mio?
Libera? E tua per sempre? Appena il crede
L’agitato mio cor.

Leicester
Qui volge il piede
Elisabetta; al suo real decoro
Di pretesto è la caccia…
Ove ti mostri a lei
Sommessa…

Maria
A lei sommessa?

Leicester
Oggi lo dêi.

Maria
Oh ciel, che ascolto… Ah, toglimi
A vista sì funesta!
(vuol ritirarsi)

Leicester
Se mi ami… deh, ti arresta.

Maria
E deggio?

Leicester
E dêi sperar.

Maria
Da tutti abbandonata,
In preda a rio dolore,
Oppressa, desolata,
Nulla sperar sa il core.
Fui condannata al pianto,
A sempre sospirar.
L’affetto tuo soltanto
Può i mali miei calmar.

Leicester
No, diffidar non dêi;
Ella è poi grande in soglio,
Restava il cor di lei
Commosso dal tuo foglio;
E su quel ciglio io vidi
La lagrima spuntar.
Se m’odi, e in me t’affidi,
Tutto vedrai cangiar.

Maria
(con sarcasmo)
Del suo cor convinta io sono!

Leicester
Pur pietà vi alberga spesso.

Maria
Non per chi le adombra un trono!

Leicester
No, tu dici? E allora io stesso,
S’ella è sorda ai prieghi tuoi,
Io vendetta ne farò.

Maria
Che favelli! E che far puoi?
Per me esporti! Ah, ch’io nol vo’.
Se il mio cor tremò giammai
Della morte al crudo aspetto,
Non far sì che sia costretto
A tremare pe’ tuoi dì.
Sol io volli, e sol cercai,
Di vederti e fido e grato;
Per te spero che il mio stato
Non sia misero così.

Leicester
Sì: la fé, l’onor ne impegno;
E il mio cor che t’ama il giura.
Sorgerai dalla sventura
Che ogni gloria ti rapì.
E se allor non t’offro un regno,
Né la destra di un sovrano,
Potrò offrirti almen la mano,
Che le tue prigioni aprì.

Maria parte, Leicester va frettolosamente all’incontro d’Elisabetta.

Scena Terza
Elisabetta, Leicester, Cecil, cortigiani, cacciatori ecc.

Elisabetta
Qual loco è questo?

Leicester
Forteringa.

Elisabetta
Oh, conte! Dove mi scorgi?

Leicester
Non dubitare, Maria
Sarà in breve guidata al tuo cospetto
Dal saggio Talbot.

Elisabetta
A qual per te discendo
Sacrifizio! Lo vedi…
Discosta i cacciatori
Da’ contigui viali: è troppo ingombro
Di popolo il sentier.

Ad un cenno di Leicester si scostano i cacciatori, ed i cortigiani si radunano in vari gruppi nel
fondo della scena.

Cecil
(piano ad Elisabetta)
Vedi, regina,
Come l’Anglia ti adora. Ah, tu lo sai,
Qual capo ella ti chiede.

Elisabetta
(a Cecil)
Taci.

Leicester
(piano ad Elisabetta)
Deh, ti rammenta
Che a dar conforto alla dolente vita
Di una sorella io ti guidai… la mano
Che di squallor la cinse
Al contento primier può ridonarla.

Elisabetta
(Io l’aborro… Ei non fa che rammentarla.)

Scena Quarta
Maria condotta da Talbot, Anna e detti.

Talbot
(di dentro)
Vieni.

Maria
Deh, mi lascia… Al mio
Asil mi riconduci.

Tutti
Eccola.

Maria
(ad Anna)
Oh Dio!

Breve silenzio. Gli attori restano gli uni dirimpetto agli altri.

Elisabetta
(È sempre la stessa…
Superba, orgogliosa;
Coll’alma festosa
M’inspira furor;
Ma tace: sta oppressa
Da giusto terror.)

Leicester
(La misera ha impressi
In volto gli affanni,
Né gli astri tiranni
Si placano ancor.
Salvarla potessi
Da tanto dolor.)

Cecil
(Vendetta repressa
Scoppiare già sento,
Nel fiero cimento
Mi palpita il cor.
Fia vittima oppressa
Di eterno dolor.)

Maria
(Sul viso sta impressa
Di quella tiranna
La truce condanna,
Il fiero livor.
Quest’anima è oppressa
Da crudo timor.)

Talbot
(Almeno tacesse
Nel seno reale
Quell’ira fatale,
Quel cieco furor,
Che barbaro oppresse
Un giglio d’amor.)

Anna
(Nell’anima ho impressa
La tema funesta,
Oh! quale si appresta
Cimento a quel cor!
Ciel, salva l’oppressa
Da nuovo rancor.)

Leicester
(ad Elisabetta)
Deh! l’accogli.

Elisabetta
(a Leicester)
Sfuggirla vorrei.

Talbot
(a Maria)
Non sostarti.

Maria
(a Talbot)
L’abisso ho vicino.

Elisabetta
(a Leicester)
Troppo altera.

Leicester
(ad Elisabetta)
Da un crudo destino
Avvilita dinanzi ti sta.

Maria va ad inginocchiarsi innanzi ad Elisabetta.

Maria
Morta al mondo, e morta al trono,
Al tuo piè son io prostrata.
Solo imploro il tuo perdono:
Non mostrarti inesorata.
Ah! Sorella, ormai ti basti
Quanto oltraggio a me recasti!
Deh! solleva un’infelice
Che riposa sul tuo cor.

Elisabetta
(a Maria)
No, quel loco a te si addice;
Nella polvere e nel rossor.

Leicester, Anna e Talbot
Il suo fato sia securo:
Mi commuove il suo rancor.

Cecil
(ad Elisabetta)
Poca fé, te ne scongiuro,
A quel labbro mentitor.

Maria
(Sofferenza.)
(ad Elisabetta)
E a me sì fiera
Chi ti rende?

Elisabetta
Chi? Tu stessa:
L’alma tua, quell’alma altera,
Vile, iniqua…

Maria
(E il soffrirò?)

Elisabetta
Va’, lo chiedi, o sciagurata,
Al tuo talamo tradito,
Ed all’ombra invendicata
Di quel misero marito:
Al tuo braccio… all’empio core,
Che tra’ vezzi dell’amore…
Sol delitti e tradimenti,
Solo insidie macchinò.

Maria
(a Leicester, fremendo)
Ah, Roberto!

Leicester
(a Maria)
Oh, Dio! Che tenti?

Maria
(a Leicester)
Più resistere non so.

Leicester
Chiama in sen la tua constanza:
Qualche speme ancor ti avanza.
Non ti costi onore e vita
Una grazia a te impartita,
Un favor che al nostro affetto
Tante volte il ciel negò.

Elisabetta
Quali accenti al mio cospetto!
Parla, o conte.

Leicester
(E che dirò?)

Elisabetta
(a Leicester)
Ov’è mai di amor l’incanto,
E quel volto amabil tanto?
Se a lodarlo ognun si accese
A favori un premio rese;
Ma sul capo di Stuarda
Onta eterna ripiombò.

Maria
(prorompendo)
Quale insulto! Oh, ria beffarda.

Talbot e Leicester
Che favelli!… Taci.

Maria
No. Figlia impura di Bolena,
Parli tu di disonore?
Meretrice indegna e oscena,
In te cada il mio rossore.
Profanato è il soglio inglese,
Vil bastarda, dal tuo piè!

Tutti
(fuori Elisabetta e Maria)
Quali accenti! Ella delira.

Elisabetta
(a Maria)
Va’, preparati, furente,
A soffrir l’estremo fato:
Sul tuo capo abbominato
La vergogna io spargerò.

Cecil
Dell’audace il ciel possente
La vendetta ormai segnò!

Cecil si scosta un momento, dopo ritorna accompagnato dalle guardie. Elisabetta in preda al furore
risale in fondo della scena e resta circondata dal suo corteggio, non veduta da Maria.

Maria
Grazie, o ciel! Alfin respiro.
Da’ miei sguardi ell’è fuggita:
Al mio piè restò avvilita,
La sua luce si oscurò!

Le guardie si avanzano per circondare Maria, Elisabetta torna sul davanti della scena.

Elisabetta
(a Maria)
Nella scure che ti aspetta
Troverai la mia vendetta.
(alle guardie)
Trascinate la furente
Che se stessa condannò.
Maria
Or guidatemi alla morte:
Sfiderò l’estrema sorte.
Di trionfo un sol momento
Ogni affanno compensò.

Leicester
Ah! ti perdo, o sconsigliata,
Quando salva ti bramai;
Quando fido a te tornai
Il destin ci fulminò.

Talbot e Anna
Quali accenti! Oh, sventurata!
Tu offendesti Elisabetta…
Forse, ah, forse la vendetta
All’offesa destinò!

Elisabetta parte rapidamente seguita da Cecil. Maria vedendosi circondata dalle guardie, ripiglia
con entusiasmo crescente.

Maria
Di trionfo un sol momento
Ogni affanno compensò.

Leicester, Talbot e Anna
Ah! qual dai, qual dai tormento
A chi salva ti bramò!

Cortigiani
Taci… vieni… incauta, trema:
Ogni speme si ecclissò;
Del supplizio l’onta estrema
La regina a te serbò.

Maria parte in mezzo alle guardie.

ATTO TERZO
Galleria come nell’Atto Primo.

Scena Prima
La regina sedendo ad un tavolino sul quale è un foglio e Cecil in piedi.

Cecil
E pensi? e tardi? E vive
Chi ti sprezzò? Chi contro te radunò
Europa tutta, e la tua sacra vita
Minacciò tante volte?

Elisabetta
Alla tua voce
Sento piombarmi in core
Tutto il poter del mio deriso onore.
Ma… oh Dio! che mi assicura
Da ingiuste accuse?

Cecil
Il ciel, la devota Albione e il mondo intero,
Ove la fama dei tuoi pregi suona
E del cor di Stuarda e dei delitti,
E delle ingiurie a te recate…

Elisabetta
Ah, taci…
Oltraggiata son io… Come l’altera
Godea del suo trionfo.
Quai sguardi a me lanciava! Ah, mio fedele,
Io voglio pace, ed ella a me l’invola…

Cecil
Né di turbarti ancora
Cessa se vive.

Elisabetta
(con impeto)
Ho risoluto… mora.
(prende la penna per segnare il foglio: poi si arresta indecisa e si alza)
Quella vita a me funesta
Io troncar, troncar vorrei,
Ma la mano, il cor, s’arresta,
Copre un velo i pensier miei.
Veder l’empia, udirla parmi,
Atterrirmi, spaventarmi,
E la speme della calma
Minacciosa a me involar.
Giusto ciel! Tu reggi un’alma facil tanto a dubitar.

Cecil
Ah! perché così improvviso
Agitato è il tuo pensiero?
Non temer che sia diviso
Mai da te l’onor primiero.
Degli accenti proferiti,
Degli oltraggi non puniti,
Ogn’inglese in quest’istanti
Ti vorebbe vendicar.
Segna il foglio, ché i regnanti
Tel sapranno perdonar.

Elisabetta
Sì.

Scena Seconda
Leicester e detta.

Leicester
Regina!

Elisabetta è incerta; vedendo Leicester segna rapidamente il foglio e lo dà a Cecil.

Elisabetta
(indifferente)
A lei s’affretti
Il supplizio.

Leicester
Oh, ciel! quai detti!…
(vedendo il foglio)
Forse è quella?…

Elisabetta
La sentenza.
La sentenza, o traditor…
Io son paga!

Leicester
E l’innocenza
Tu condanni!

Elisabetta
(severa)
E parli ancor?

Leicester
Deh! per pietà sospendi
L’estremo colpo almeno:
Ai prieghi miei t’arrendi,
O scaglialo al mio seno:
Niuno ti può costringere,
Libero è il tuo voler.

Cecil
(piano ad Elisabetta)
Non ascoltar l’indegno,
Or che già salva sei:
Per chi ti ardeva il regno
Più palpitar non dêi.
Il dì che all’empia è l’ultimo,
Di pace è il dì primier.

Elisabetta
Vana è la tua preghiera,
Son ferma in tal consiglio.
Nel fin di quell’altera
È il fin del mio periglio.
Dal sangue suo più libero
Risorge il mio poter.

Leicester
Di una sorella, o barbara,
La morte hai tu segnato!

Elisabetta
E spettator ti voglio
Dell’ultimo suo fato:
(insultandolo)
Dovrà perir l’amante
Dopo il fatale istante
Che il bellico metallo
Tre volte scoppierà.

Leicester
E vuoi ch’io vegga?

Elisabetta
Taciti;
È morta ogni pietà.
Vanne, indegno: t’appare nel volto
Il terrore che in seno ti piomba.
Al tuo affetto prepara la tomba,
Quando spenta Stuarda sarà.

Leicester
Vado, vado: ti leggo sul volto
Che deliri, che avvampi di sdegno.
Un amico, un conforto, un sostegno
Nel mio core la misera avrà.

Cecil
Ah, regina! Serena il tuo volto,
Alla pace, alla gloria ritorni:
Questo, ah! questo il più bello dei giorni
Pel tuo soglio, per l’Anglia sarà.
(Partono)

Appartamenti della prigione di Maria Stuarda nel castello di Forteringa.

Scena Terza

Maria
(sola)
La perfida insultarmi
Anche volea nel mio sepolcro, e l’onta
Su lei ricadde… oh vile! E non son io
La figlia de’ Tudori?
Ma Leicester… forse
L’ira della tiranna a lui sovrasta.
Ah, son di tutti la sventura io sola!
(siede e piange)

Scena Quarta
Cecil colla sentenza, Talbot e detta.

Maria
Che vuoi?

Cecil
Di triste incarco
Io vengo esecutor… è questo il foglio
Che dei tuoi giorni ormai l’ultimo segna.

Maria
Così nell’Inghilterra
Vien giudicata una regina? Oh, iniqui!
E i finti scritti…

Cecil
Il regno…

Maria
Basta… or basta,
Vanne: Talbot rimanti.

Cecil
Brami un nostro ministro che ti guidi
Nel cammino di morte?

Maria
Io lo ricuso.
Sarò qual fui, straniera
A voi di rito.

Cecil
(partendo)
(Ancor superba e fiera!)

Scena Quinta
Talbot e Maria.

Maria
(si getta fra le sue braccia)
O mio buon Talbot!

Talbot
Io chiesi
Grazia ad Elisabetta di vederti
Pria dell’ora di sangue.

Maria
Ah! sì, conforta,
Togli quest’alma all’estremo abbandono.

Talbot
Eppur con fermo aspetto
Quell’avviso feral da te fu accolto.

Maria
Oh, Talbot! Il cor non mi leggesti in volto?
Egli tremava… E Leicester?

Talbot
Debbe
Venirne spettator del tuo destino:
La regina l’impone…

Maria
Oh, l’infelice!…
A qual serbato fia
Doloroso castigo! E la tiranna
Esulterà… Né ancora
Piomba l’ultrice folgore.

Talbot
Deh! Taci.

Maria
Tolta alla Scozia, al trono ed al mio culto,
Presso colei volli un asil di pace,
Ed un carcere trovai…

Talbot
Che mai favelli?
Non ti concesse Iddio sollievo ai mali?

Maria
Ah no, Talbot, giammai… delle mie colpe
Lo squallido fantasma
Fra il ciel e me sempre si pose, e i sonni
Agli estinti rompendo, dal sepolcro
Evoca la sanguigna ombra di Arrigo…
(fuori di sé)
Talbot, lo vedi tu? Del giovin Rizzio
Ecco l’esangue spoglia?

Talbot
Ah! riconforta
Lo smarrito pensier.
(con atto solenne le mostra il cielo)
Già ti avvicini
A’ secoli immortali… Al ceppo reca
Puro il tuo cor d’ogni terreno affetto.
(si apre il manto e comparisce in veste sacerdotale; egli cava il crocefisso dal petto)

Maria
Sì, per lavar miei falli
Misto col sangue scorrerà il mio pianto.
Ascolta… io vuò deporli
A piè di questa croce!

Talbot
Spera!

Maria
Dal ciel discende la tua voce!
Quando di luce rosea
Il giorno a me splendea,
Quando fra liete immagini
Quest’anima godea,
Amor mi fe’ colpevole,
Mi aprì l’abisso amor.
Al dolce suo sorridere
Odiava il mio consorte:
Arrigo! Arrigo, ahi! misero,
Per me soggiacque a morte;
Ma la sua voce lugubre
Mi piomba in mezzo al cor.
Ombra adirata! ah! placati…
Nel sen la morte io sento.
Ti bastin le mie lagrime,
Ti basti il mio tormento.
(cade in ginocchio)
Perdona ai lunghi gemiti,
E prega il ciel per me.

Talbot
(ponendole la mano sul capo e mostrando il crocefisso)
Da Dio perdono, o misera,
Implorerò per te.
(Talbot l’alza)
Un’altra colpa a piangere
Ancor ti resta…

Maria
Ah! quale?

Talbot
Unita eri a Babington?

Maria
Taci: fu error fatale.

Talbot
Pensa ben che un Dio possente
È de’ falli il punitore,
Che al suo sguardo onniveggente
Mal si asconde un falso core.

Maria
No, giammai sottrarsi al cielo
Si potrebbe il mio pensiero:
Ah, pur troppo! un denso velo
Ha finor coperto il vero.
Sì, morendo il giura un core,
Che da Dio chiede pietà.

Talbot
Il perdono del Signore
Sul tuo capo scende già.
(l’assolve)
Lascia contenta al carcere
Quest’affannosa vita,
Andrai conversa in angelo
Al Dio consolator.
E nel più puro giubilo
L’anima tua rapita,
Si scorderà de’ palpiti
Ch’hanno agitato il cor.

Maria
Or che morente è il raggio
Della mia debil vita,
Il cielo sol può rendere
La pace al mesto cor.
Ah! se di troppe lagrime
Quest’alma fu nutrita,
Cessino i lunghi palpiti
Nell’ultimo dolor.

Maria si appoggia a Talbot e vanno nell’interno del castello.
Sala attigua al luogo del supplizio. Gran porta chiusa in fondo. Notte.

Scena Sesta
Familiari di Maria.

Coro I
Vedeste?

Coro II
Vedemmo.

Coro I
Oh, truce apparato!
Il ceppo, la scure…
La funebre sala.

Tutti
È il popol fremente vicino alla scala
Del palco fatale. Che vista! Che orror!

Coro I
La vittima attende lo stuolo malnato.

Coro II
La vittima regia. Oh, instabile sorte!

Tutti
Ma d’una regina la barbara morte
All’Anglia fia sempre d’infamia e rossor.

Scena Settima
Anna e detti.

Coro
Anna.

Anna
Qui più sommessi favellate.

Coro
La misera dov’è?

Anna
Mesta, abbatuta,
Ella si avanza. Deh! col vostro duolo
Non aggravate il suo rancor.

Coro
Tacciamo.

Scena Ottava
Maria vestita di nero e Talbot.

Maria
(ai familiari)
Io vi rivedo alfin.

Coro
Noi ti perdiamo!

Maria
Vita miglior godrò. Contenta io volo
All’amplesso di Dio… Ma voi fuggite
Questa terra d’affanni.

Coro
Il duol ci spezza il cor!

Maria
Deh! non piangete!
Anna tu sola resti,
Tu che sei la più cara… eccoti un lino
Di lagrime bagnato… agli occhi miei
Farai lugubre benda, allor che spenti
Saran per sempre al giorno.
(le dà il fazzoletto)
Ma voi piangete ancor? Meco vi unite,
Miei fidi, e al ciel clemente
L’estrema prece alziam devota e ardente.

Tutti si inginocchiano intorno a Maria.

Deh! Tu di un’umile
Preghiera il suono
Odi, o benefico
Dio di pietà.
All’ombra accoglimi
Del tuo perdono,
Altro ricovero
Il cor non ha.

Coro
Deh! Tu di un’umile
Preghiera il suono
Odi, o benefico
Dio di pietà.
All’ombra accoglila
Del tuo perdono,
Altro ricovero
Ella non ha.

Maria
È vano il pianto.
(si alza)
Il ciel m’aita.

Coro
Scorda l’incanto
Della tua vita.

Maria
Tolta al dolore,
Tolta agli affanni,
D’eterno amore
Mi pascerò.

Coro
Tolta al dolore,
Tolta agli affanni,
Benigno il cielo
Ti perdonò.

Coro
Distendi un velo
Su’ corsi affanni;
Benigno il cielo
Ti perdonò.

S’ode nel castello il primo sparo del cannone.

Tutti
Oh, colpo!…

Si apre la porta in fondo, e lascia vedere una scala grande, alla di cui vetta sono le guardie e gli
ufficiali di giustizia con fiaccole.

Scena Nona
Cecil viene dalla scala e detti.

Cecil
È gia vicino l’istante. Elisabetta
Vuol che sia paga ogni tua brama… Parla.

Maria
Da lei tanta pietà non isperai.
Lieve favor ti chiedo. Anna i miei passi
Al palco scorga.

Cecil
Ella verrà.

Maria
Se accolta hai la prece primiera, altra ne ascolta.
Di un cor che more reca il perdono
A chi mi offese, mi condannò.
Dille che lieta resti sul trono,
Che i suoi bei giorni non turberò.
Sulla Bretagna, sulla sua vita,
Favor celeste implorerò.
Ah! dal rimorso non sia punita:
Tutto col sangue cancellerò.

Coro e Talbot
Scure tiranna! Tronchi una vita,
Che di dolcezze ci ricolmò.

Cecil
(La sua baldanza restò punita:
Fra noi la pace tornar vedrò.)

Scena Decima e Ultima
Leicester e detti, poi lo sceriffo e gli uffiziali di giustizia.

Leicester
(dal fondo)
Ah!

Talbot
(a Maria)
Giunge il conte.

Maria
A qual ei viene
Lugubre scena!

Leicester
(a Maria)
Io ti rivedo
Perduta… oppressa da ingiuste pene…
Vicina a morte…

Maria
(a Leicester)
Frena il dolor!
Addio per sempre!

Cecil
Si avanza l’ora.

Leicester
Ah! che non posso lasciarti ancora.
(a Cecil che vuole allontanarlo da Maria le di cui ginocchia egli abbraccia)
Scostati, o vile.

Talbot è dall’altro lato di Maria e la conforta additandole la croce.

Maria
(a Leicester)
Taci.

Leicester
(sorgendo)
Tremate!
Iniqui tutti.

Talbot
Te stesso perdi!

Leicester
Temete un Dio
Dell’innocenza vendicator.

Secondo scoppio di cannone. Scende lo sceriffo, col suo seguito di ufficiali e circondano Maria.

Tutti
(meno Maria e Cecil)
Perché non posso nel sangue mio
Spegnere il cieco vostro furor!

Cecil fa cenno a Maria d’incamminarsi. Ella si volge a Leicester che facendosi forza le si avvicina.
Maria si appoggia al di lui braccio.

Maria
Ah! se un giorno da queste ritorte
Il tuo braccio involarmi dovea,
Or mi guidi a morire da forte
Per estremo conforto d’amor.
(rivolgendosi agli astanti)
E il mio sangue innocente versato
Plachi l’ira del cielo sdegnato,
Non richiami sull’Anglia spergiura
Il flagello d’un Dio punitor.

Terzo scoppio di cannone. Sulla scala comparisce il carnefice colla scure e quattro suoi assistenti
vestiti di rosso. Tutti inorridiscono.

Cecil
Or dell’Anglia la pace è sicura;
La nemica del regno già muor.

Coro
Quali accenti! qual truce sventura!
Innocente, infamata ella muor!

Maria sorretta da Talbot e circondata dalle guardie, si avvia pel fondo. Leicester si copre il volto
colle mani. Quadro generale.

FINE

ACT I

Gallery in Westminster Palace

SCENE I
Knights and ladies return from the tournament given in honor of the French legate and dispose
themselves in groups to greet the queen.

Chorus I
Here we wait. She is near
Returning from the jousts.
The queen of the Britons
Is the joy of every heart.

Chorus II
How joyful will be that day
That joins her in lofty love.

A voice from within announces the gueen.

Chorus I
Yes, for us she will be the most beautiful,
The pure star of Albion,
When we shall see her united
With the splendor of France.

All
Celebrating we shall announce
The power of love.

SCENE II
Elizabeth, Talbot, Cecil, Courtiers, etc.

Elizabeth
Yes, the king of France wishes
Through my heart the English throne.
I remain uncertain
Of accepting the lofty offer, but if the welfare
Of my loyal British
Bid me step up to the altar of Hymen,
This right hand shall rule
The destinies of both France and England.
(aside)
Ah, when a chaste love from heaven
Sees me at the altar,
When it invites me to take
The rosy veil of marriage,
Another heart robs me
Of my precious liberty;
And while I see arise
Between us a fatal barrier
This soul cannot
Smile upon another love.

Talbot
On this happy day
Will the lonely lamentations of the Stuart
Trouble Britain?

Chorus I
Mercy, mercy for Stuart

All
(except Cecil)
Mercy!

Elizabeth
(imperiously)
Ho!
I did not expect today’s rejoicing
To be troubled.
Why should I be forced to weep
Over the head of the traitress
And her sad fate?

Cecil
Ah, consign to the axe that head that even in chains
Rouses mortal fears, menacing discord,
And the flames of love.

Elizabeth
Silence. I cannot yet decide.
Ah, let a ray of light shine from heaven
To clear my mind:
Perhaps then clemency
Will have a say in this breast.
But if the impious creature has robbed
Me of my dearest hopes,
A horrible day of vengeance
Will soon be dawning.

Cecil
Remember, Elizabeth,
That any pity is dangerous.

Elizabeth
Why do I not see Leicester
Among you? Does he alone remain distant
From the common joy?

Cecil
Here he is.

SCENE III
Leicester, kissing Elizabeth’s hand, and the above.

Elizabeth
Earl!
Even now I asked after you.

Leister
Oh, pardon me
If I answer your summons late.

Elizabeth takes out a ring, eyes it, and hands it to Leicester

What is this?

Elizabeth
Take it:
Deliver my ring
To the French envoy: let him return
To his liege a message saying
That I accept his offer of marriage.
(looking him in the face)
(And he does not change expression!)
But that I can still decline
The crown he offers me . . .
That I am free.
Take it . . . (Ingrate!)
Leister
(indifferently)
I obey . . .

Elizabeth
Farewell.

She gives him her hand to kiss and withdraws followed by the ladies and Lord Cecil; Talbot then
follows, Leicester takes him by the hand and comes forward with him speaking in secret.

SCENE IV

Leicester
Did you ask for me
In the jousts, Talbot?

Talbot
I, yest.

Elizabeth on exiting turns her glance and sees Leister and Talbot conversing.

Leicetser
What is your wish, then?

Talbot
To speak with you. Let every word
Of mine be fearsome and dear to you.
I was at Fotheringhay . . .

Leicester
What do I hear!

Talbot
I saw the unhappy Stuart . . .

Leicster
Ah, speak more softly
Within these walls! And how did she seem to you?

Talbot
An angel of love, a beautiful as ever,
And always magnanimous . . .

Leicester
Oh, too unworthy
Of an evil fate. And what did she say to you? Ah, speak!

Talbot
First, can I quite safely
Entrust myself to your heart?

Leicester
Speak, I swear it.

Talbot
(looking about and taking a letter and a portrait from his bosom)
This picture, this letter
The Stuart send to you:
I had them from her hand, and first
She wet them with her tears.

Leicester
Oh, delight!

Talbot
With what affection
She pronounced your name!
(gives him the letter and the portrait)

Leicester
Ah, I recognize the likeness,
Adored, longed for . . .
It appears to me glistening
As the day when it transfixed me!
It seems to me that on this face
A gentle smile breaks forth,
That once so dear to me
Bound our destinies together!

Talbot
Her life is near it’s end,
And she seeks aid from you . . .

Leicester
(continuing to gaze upon the letter and the portrait)
Oh, memories! Oh, sweet image!
It is enough to die for her!

Talbot
What have you decided?

Leicester
To free her!
Or else to die with her . . .

Talbot
Do you not still fear
The danger of Babington?

Leicester
Every fear, every danger
I scorn for her.
If she has loved me
So faithfully,
I shall wipe the tears
From her eyes.
And even if I must
Fall victim,
I shall go
Proudly to my fate.

Talbot
If she has loved you
So faithfully,
If she has shed
Many tears,
Do not have her sigh
For another victim
Now that she cannot escape
The final hour.

Talbot leaves; Leicester goes in the opposite direction and encounters the queen. Signs of agitation
are visible in his face.

SCENE V
Elizabeth and Leicester

Elizabeth
Are you distressed?

Leicester
I, not I . . . (What a meeting!)

Elizabeth
Talbot
Had conversation with you?

Leicester
That is so. (What is to come?)

Elizabeth
He has become suspicious to me.
He seduces everyone! Ah, perhaps, Earl,
A message has come to you from Mary Stuart?

Leicester
Empty suspicion! Talbot’s loyalty
Has always been known.

Elizabeth
(with irony)
I know even your heart.
Reveal the truth . . . I command it.

Leicester
(Oh, heaven!) Queen . . .

Elizabeth
(Makes ready to leave. She is very agitated)
Yet you hide it from me? I understand.

Leicester
Ah, do not go . . . Hear me! Oh! Stop!
A letter . . .

Elizabeth
(calmly turning back)
Give me the letter.

Leicester
(Cruel fate!)
(kneeling, he hands her the letter)
Here, I place it
At the royal feet. Through me she begs
The favor of an audience.

Elizabeth
Rise, Earl.
You do too much for her . . . She imagines
She can get round me like this: but she hopes in vain.
(unfolds the paper quickly, and her fury changes to astonishment.)
What feelings!

Leicester
(She is moved!)

Elizabeth
Let me go down to the prison!

Leicester
Yes, Your Majesty.

Elizabeth
Where is the power
(with jeering laughter)
Of one who aspires to three thrones?

Leicester
Like a flash of lightning in a dark night,
She dazzled, roared . . . and vanished . . .

Elizabeth
As the wheel of fortune turns
So much arrogance has turned pale.

Leicester
Ah, my heart implores
Mercy for her . . .

Elizabeth
(with irony)
Which she possesses:
Is that not so?

Leicester
(These words pierce my heart.)

Elizabeth
At court everyone believes it.

Leicester
And is deceived . .

Elizabeth
(Liar.)

Leicester
It was only pity that allied me with her.

Elizabeth
(recovering composure)
(He loves her . . . Oh my fury!)
Is she fair? Speak.

Leicester
Ah, yes . . .

Elizabeth, stricken, regards him menacingly.

She was the image of love,
At the dawning of her years
She was like an angel
That appears and inspires love:
Her soul was heavenly,
Sweet her breath:
Beautiful in her time of joy,
Beautiful in her torment.

Elizabeth
I believe you. She is an angel
If you grant her such praise:
If in the squalor of a prison
She is the charm of every heart . . .
I know that she tempts every spirit,
Teases every desire . .
(If you adore her, deceiver,
Fear to try my patience.)

Leicester
Come.

Elizabeth
(The villain asks it.)

Leicester
Grant my wish.

Elizabeth
Where? When?

Leicester
This very day,
On the hunt that is being prepared,
You will go into the forest
Near her prison.

Elizabeth
My lord, is this what you wish?

Leicester
I beg it of you.

Elizabeth
I understand.
(Reckless soul.)
I am with you.
(aside)
(My rival reached
For my head;
She wanted to wrest
My crown from me:
But vanquished
She has become fiercer still,
She has tried to deprive me
Of my heart’s delight.
Ah! She offends me too much,
I know well how to punish her.

Leicester
Oh, come Your Majesty,
Show yourself merciful,
You will see the divine
Innocent beauty:
Be a sister to her . . .
Let pity for her
Bring her peace,
Where hatred
Has spoken so much in your heart,
And I will be satisfied.

ACT II
[3726/3769]
The park at Fotheringhay. Both sides are thick with trees; the center opens to an open vista to the
sea.}

SCENE I
Mary enters from the wood running. Anne follows her more slowly; the guards are within sight of
the audience.

Anne
Slow your step, my Queen.

Mary
What! Do you not love
That I unclasp my bosom to this unaccustomed joy?
Do you not see? My prison
Is the open sky . . . I dream . . .
(Oh, how cherished the pleasure that engulfs me!)

Anne
Do you know what sorrow awaits you within these walls?

Mary
Look:
The family of flowers,
Lovely and fragrant,
Appears on the meadows . . . and smiles at me,
And the breeze that returns
From the fair shores of France,
Tells me to rejoice
As in my first happy youth.
Oh, clouds that wander gaily through the air,
Carry my feeling, carry my sighs
To the blessed soil that once nourished me.
Oh, kindly descend, wrap me in your wings,
Take me back to France, away from my agonies!
But the cruel cloud has fled alone
To the blessed soil that once nourished me.

Sounds of distant hunting.

Chorus
(within)
To the forest, to the chase! The buck appears
From the mossy hilltops, then flees playfully
To the river bank: he’s reflected in the waves:
Run quickly to wound that buck.
[110217 p 3728

Mary
What sound is this? What voices? Who calls
Me back from the sweet pleasure of my first years?
Then a steed carried me over the mountains of Scotland
Speeding to follow the beasts.
Precious memories! They are present to me still,
Ah, I am happy in the lovely memory.

Anne
She arrives.

Mary
Let us flee, flee:
My heart is incapable of enduring her.

While Mary is about to exit, led by Anne, Leicester overtakes them. Mary stops. Anne withdraws
at a sign from Mary. Leicester appears moved.

SCENE II
Leicester and Mary

Mary
Does joy not deceive me?
Leicester, is it you?

Leicester
Here comes
One who adores you to break your chains.

Mary
Shall I be free at last from my prison?
Free? And yours forever? Just believing that
Excites my heart.

Leicester
Hither Elizabeth
Directs her step: the hunt
Is a pretext for the sake of royal decorum . . .
Therefore act submissive
In her presence . . .

Mary
Submissive to her?

Leicester
Today you must.

Mary
Oh, heaven, what am I hearing . . . Ah, spare me
Such a mournful sight!
(as if to withdraw)

Leicester
If you love me . . . Oh, stay.

Mary
And must I?

Leicester
And you must hope.

[NOT IN DONIZETTI SOCIETY
Mary
Abandoned by all
Prey to cruel suffering,
Oppressed, desolate,
My heart knows no hope.
I was doomed to weeping
And constant sigs.
Only your affection
Can soothe my pain.

Leicester
No, you must not lose hope,
She is then great on the throne.

Mary
What can I hope for?

Leicester
Her heart was moved
By your letter.

Mary
What can you be saying?

Leicester
And on her brow I saw. . .

Mary
Oh, heaven!

Leicester
. . . a tear flow.

Mary
Ah!

Leicester
If you hear and trust me . . .

Mary
What can I hope for?

Leicester
. . . you will see everything change.

Mary
Abandoned by all
Prey to cruel suffering,
Oppressed, desolate,
My heart knows no hope.
I was doomed to weeping
And constant sighs.
Only your affection
Can soothe my pain.
[END OF INTERPOLATION]

Mary
(sarcastically)
I am convinced of her heart!

Leicester
Simply mercy often shields you.

Mary
Not for one who casts a shadow on her throne!
Leicester
No, you say? And then I myself
If she is deaf to your pleas,
I will avenge is.

Mary
What are you saying! And what can you do?
Expose yourself for me! Ah, I don’t want that.
If my heart has ever trembled,
At the bitter face of death,
Do not do what would force it
To tremble for your life.
I wanted only, I sought only,
To see you loyal and grateful;
I hope that my state
Will not be more wretched because of you.

Leicester
Yes: I pledge faith and honor;
And my heart that loves you swears it.
You shall rise from the misfortune
That has robbed you of every glory.
And if I do not then offer you a kingdom,
Or the hand of a sovereign,
I shall be able at least to offer you the hand
That opened your prison.

Mary departs, Leicester hastens to meet Elizabeth.

SCENE III

Elizabeth
What place is this?

Leicester
Fotheringhay.

Elizabeth
Oh, Earl! Where do you see me?

Leicester
Doubt not, Mary
Will shortly be brought to your presence
By wise Talbot.

Elizabeth
To what a sacrifice
I lower myself for you! I see it . . .
Disperse the hunters
To the adjoining roads: the path
Is too crowded with people.

At a sign from Leicester the huntsmen disperse and the courtiers gather in several groups at the
rear of the stage.

Cecil
(quietly to Elizabeth)
Look, Majesty,
How England adores you. Ah, you know
What head she demands from you.

Elizabeth
(to Cecil)
Be silent.

Leicester
(quietly to Elizabeth)
Oh, remember
I have brought you here to give comfort
To the suffering life of a sister . . . the hand
That surrounded her with squalor
Can restore her former happiness.

Elizabeth
(I loathe her . . . He
Thinks only of her.)

SCENE IV
Mary led by Talbot, Anne and the above.

Talbot
(from within)
Come.

Mary
Oh, let me be . . . Lead me
Back to my refuge.

All
Here she is.

Mary
(to Anne)
Oh, God!

Brief silence. The performers remain facing each other.

Elizabeth
(She is still the same . . .
Haughty, arrogant;
She inspires rage
With her merry air;
But she is silent: she is oppressed
By deserved terror.)

Leicester
(The wretched woman has anguish
Stamped on her face,
Nor are the tyrant stars
Yet satisfied.
If only I could rescue her
From such suffering.)

Cecil
(I already sense
The exploding of repressed vengeance,
My heart quakes
In violent conflict.
My she be the oppressed victim
Of eternal suffering.)

Mary
(On her face is stamped
The cruel contempt
And bitter envy
Of that tyrant.
This soul is oppressed
By bitter dread.)

Talbot
(At least let the fatal wrath
Of that blind fury
Be silent in the royal breast
That savagely oppresses
A lily of love.)

Anne
(In my soul is stamped
Mortal fear,
Oh! What conflict
Is in store for that heart!
Heaven, save the oppressed woman
From new anger.)

Leicester
(to Elizabeth)
Oh, receive her.

Elizabeth
(to Leicester)
I woul like to run from her.

Talbot
(to Mary)
Do not be afrighted.

Mary
(to Talbot)
I am close to the abyss.

Elizabeth
(to Leicester)
She is too haughty.

Leicester
(to Elizabeth)
She stands before you
Debased by a cruel fate.

Mary goes to kneel before Elizabeth

Mary
Dead to the world, and dead to the throne,
I kneel at your feet.
I beg only your pardon:
Do not show yourself inflexible.
Ah! Sister, let the outrage
You have done me suffice!
Oh! Raise an unhappy woman
Who throws herself upon your heart.

Elizabeth
(to Mary)
No, that place in the dust
And shame is fitting for you.

Leicester, Anna and Talbot
Her fate is sealed:
Her resentment moves me.

Cecil
(to Elizabeth)
Give little credence, I abjure you,
To those lying lips.

Mary
(Agony.)
(to Elizabeth)
And who has made you
So brutal to me?

Elizabeth
Who? You yourself:
Your soul, that arrogant soul,
Vile, wicked . . .

Mary
(And shall I endure this?)

Elizabeth
Come, ask, despicable woman,
To your betrayed marriage bed,
And the unavenged ghost
Of that miserable husband:
To your kiss . . . to the impious heart,
That with blandishments of love . . .
Wrought only crimes and betrayals,
Only perfidy.

Mary
(to Leicester, trembling)
Ah, Robert!

Leicester
(to Mary)
Oh, God! What are you trying to do?

Mary
(to Leicester)
I can no longer resist.

110217
[3740/3769]
110218

Leicester
Call up your fortitude from within:
Some hope still favors you.
Let not a boon granted you
Cost you your honor and life,
A favor that so often
Heaven has denied our feelings.

Elizabeth
What words in my presence!
Speak, Earl.

Leicester
(What shall I say?)

Elizabeth
(to Leicester)
Where is the enchantment of love
And that countenance so endearing?
If anyone has been so moved to praise it
I must have been as a reward for favors;
But eternal shame shall fall
On the head of Mary Stuart.

Mary
(vehemently)
What an insult! Oh, wicked mockery.

Talbot and Leicester
What are you saying! . . . Be silent.

Mary
No. Impure daughter of Anne Boleyn,
You speak of dishonor?
Unworthy and obscene harlot,
I blush be for your sake.
The English throne is profaned,
Vile bastard, under your foot!

All
(except Elizabeth and Mary)
What words! She is raving.

Elizabeth
(to Mary)
Go, prepare yourself, lunatic,
For suffering the extreme fate:
On your despised head
I shall pour humiliation.

Cecil
Almighty heaven has now signaled
Vengeance on the reckless woman.

Cecil withdraws for a moment, then returns accompanied by guards. Elizabeth, overcome with
fury, returns to the rear of the stage and remains surrounded by her retinue, unseen by Mary.

Mary
Thanks, O Heaven! At last I breathe.
She has fled from my glowering:
She has lain disgraced at my feet,
Her light has been snuffed out!

[NOT IN DONIZETTI SOCIETY:

Anne and Talbot
What words! Poor creature!
You have offended Elizabeth;
Perhaps, a perhaps she has prepared
Vengeance for the offense.

Leicester
Ah, I am losing you, O rash woman,
When I wished you safe,
When I returned faithfully to you,
Fate’s lightning bold has struck us down.

Chorus
The queen has reserved for you
The extreme shame of agony!
Yes, fall silent, come, tremble,
Every hope has vanished.

Cecil
Tremble, tremble!

Chorus
Be silent, come,
Oh come, rash woman, tremble!

Talbot
Ah! Leicester, come!

Leicester and Mary
Farewell!

Elizabeth
Come hither!

Talbot
Do you not hear Elizabeth?

Leicester and Mary
Forever!

Anne,
Oh, come!

Elizabeth
Away with her!

The guards advance to surround Mary, Elizabeth returns to the front of the stage.

Talbot
Do you not see Elizabeth?

Chorus
All hope has vanished!

Leicester and Mary
Forever!

[END OF OMITTED SECTION]

Elizabeth
(to Mary)
In the axe that awaits you
You shall find my revenge.
(to the guards)
Away with this mad woman
Who has condemned herself.

Mary
Now lead me to death:
I shall defy my final fate.
One sole moment of triumph
Repays any torment.

Leicester
Ah, I am losing you, O rash woman,
When I wished you safe,
When I returned faithfully to you,
Fate’s lightning bold has struck us down.

Anne and Talbot
What words! Poor creature!
You have offended Elizabeith
Perhaps, ah perhaps, she has decreed
Revenge for the offense!

Elizabeth departs quickly followed by Cecil. Mary, seeing herself surrounded by the guards,
resumes with increasing enthusiasm.

Mary
A single moment of triumph
Repays any torment.

Leicester, Talbot and Anne
Ah! What torment you give
To those who wished you safe!

Courtiers
Hush . . . come . . . rash woman, tremble:
Every hope has vanished;
The queen has reserved for you
The extreme shame of torture.

Mary exits with the guards.
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ACT III
A gallery as in Act I

SCENE I
The queen seated at a writing table on which there is a sheet of paper, and Cecil standing.

Cecil
You are thinking? You hesitate? And she who scorns you
Lives? She who united all Europe
Against you, and so many times threatened
Your sacred life?
Elizabeth
At your voice
I feel all the power of my disparaged honor
Fill my heart.
But . . . Oh God! What will insure me
Against unjust accusations?

Cecil
Heaven, devoted Albion, and the entire world,
Where the fame of your prayers is heard,
And of the heart of Mary Stuart as well and her crimes,
And of the injuries done to you . . .

Elizabeth
Ah, do not speak . . .
I am outraged . . . As the arrogant creature
Enjoyed her triumph.
Those looks she cast at me! Ah, my faithful Cecil,
I wish for peace, and she robs me of it . . .

Cecil
Nor will it cease to disturb you
If she lives.

Elizabeth
(impulsively)
I am resolved . . . let her die.
(She takes the pen to sign the paper: then she stops, in doubt, and stands.)
That life that is grim for me
I would fain cut off,
But the hand, the heart, holds back,
A veil covers my thought.
To see, to hear the impious woman
Seems to crush me, terrify me,
And rob me threateningly
Of hope of serenity.
Just heaven! You rule a soul too prone to doubt.

Cecil
Ah! Why is your thinking
So suddenly agitated?
Fear not that your original honor
Can ever be separated from you.
For the words uttered,
For the unpunished insults,
Every Englishman at this moment
Would wish you avenged.
Sign the warrant, so that rulers
Will know to pardon such a thing.

Elizabeth
Yes.

SCENE II
Leicester and the above.

Leicester
Your majesty!

Elizabeth is unsure; seeing Leicester she signs the warrant rapidly and gives it to Cecil.

Elizabeth
(indifferent)
Hasten for her
The execution.

Leicester
Oh, heaven! What words are these?
(seeing the paper)
Can that be?

Elizabeth
The sentence.
The sentence, traitor . . .
I am requited!

Leicester
And the innocent
You condemn !

Elizabeth
(seveerely)
Do you yet speak?

Leicester
Oh! Please commute
At least the extreme penalty:
grant my prayers,
Let it fall on my breast:
No one can force you,
Your will is free.

Cecil
(quietly to Elizabeth)
Do not listen to this shameless man,
Now that you are safe;
You must no longer shake with fear
Of the one who burned for your kingdom.
The day that is the traitor’s last,
Is the first day of peace.

Elizabeth
Your prayer is in vain,
I am firm in this my counsel.
In the end of this haughty woman
Is the end of my peril.
In her blood my power
Will rise more free.

Leicester
You have signed the death
Of a sister, o savage woman!

Elizabeth
And I will have you be a witness
To her final fate:
(insulting him)
The lover must perish
After the fatal moment
When the cannon of war
Has fired three times.

Leicester
And you want me to see?

Elizabeth
Silence;
All pity is dead.
Go, miscreant: the terror
That seizes your heart shows in your face.
Prepare the tomb for your love,
When Mary Stuart is no more.

Leicester
I go, I go: I read in your face
That you are raving, that you burn with hatred.
A friend, a comfort, a support
The poor woman will find in my heart.

Cecil
Ah, your majesty! Return, serene, your face
To peace, to glory:
This, ah, this will be the most beautiful of days
For your throne, for England.

They leave.

SCENE III
Apartments of the prison of Mary Stuart in Fotheringhay Castle.

Mary
(alone)
That perfidious woman would insult me
Even in my tomb, and the shame
Redounds on her . . oh, villain! And am I not
The daughter of Tudors?
But Leicester . . . could it be
That the tyrant’s ire overwhelms him.
Ah, I alone am misfortune for all!
(sits and weeps)

SCENE IV
Cecil with the warrant, Talbot and the above.

Mary
What do you want?

Cecil
I come to fulfill
A sad duty . . . and this is the warrant
That is now the final sign of your life.

Mary
Is in England
A queen judged thus? Oh, injustice!
And the forged documents . . .

Cecil
The realm . . .

Mary
Enough . . . enough, now,
Go: Talbot, stay.

Cecil
Do you wish one of our ministers to guide you
On the way to death?

Mary
I refuse it.
I shall be as I have been, a stranger
To your rite.

Cecil
(leaving)
(Still haughty and proud!)

SCENE V
Talbot and Mary

Mary
(She throws herself into his arms)
O my good Talbot!

Talbot
I begged Elizabeth
For grace to see you
Before the bloody hour.

Mary
Ah! Yes, comfort me,
Raise my soul from total despair.

Talbot
And yet the fatal announcement you received
With firm countenance.

Mary
Oh, Talbot! Did you not read my heart in my face?
It was beating wildly . . . and Leicester?

Talbot
He must come
A spectator to your fate:
The queen commands it . . .

Mary
Oh, poor man!
What a painful retribution
Was prepared for him! And the tyrant
Will exult . . . Nor yet
Will fall the avenging thunderbolt.

Talbot
Oh, hush.

Mary
Torn from Scotland, from the throne and my faith,
I wanted only with her a refuge of peace,
And I found a prison . . .

Talbot
What are you talking about?
Did not God grant solace for your pains?

Mary
Ah, no, Talbot, never . . . The ugly phantom
Of my sins
Always stands between me and heaven,
And disturbing the sleep of the departed, calls forth
The bloody shade of Arrigo from the grave . . .
(beside herself)
Talbot, do you see him? Behold the bloodless
Corpse of young Rizzio?

Talbot
Ah! Allay
Your wayward thoughts.
(With a solemn gesture he points to the sky)
Already you approach
The immortal realm . . . your heart
Will be rendered entirely pure of all earthly affliction.
(His cloak opens and he appears in priestly vestments; he takes a crucifix from his breast pocket)

Mary
Yes, to wash away my sisn
My tears will flow mixed with my blood.
Listen . . . I want to lay them
At the foot of this cross!

Talbot
Hope!

Mary
Your voice descends from heaven!
When the roseate light
Of day shone upon me
When this soul delighted
Among gay images,
Love made me guilty,
Love opened the abyss for me.
At his sweet smile
He hated my consort:
Arrigo! Arrigo, ah! Wretched man,
Because of me he met his death;
But his mournful voice
Strikes me to the heart.
Irate ghost! Ah! Be placated . . .
In my breast I feel death.
Let my tears suffice,
Let my agony suffice.
(falls to her knees)
Pardon my long lamenting,
And pray heaven for me.

Talbot
(placing his hand on her head and showing the crucifix)
I shall implore God’s forgiveness
For you, poor woman.
(Talbot raises her up)
Another sin remains
For you to weep over . . .

Mary
Oh! What is it?

Talbot
Were you married to Babington?

Mary
Hush: it was a fatal mistake.

Talbot
Think well that a powerful God
Is the punisher of sins,
That a false heart cannot hide
From his omniscient eye.

Mary
No, my thought could never
evade heaven:
But ah, a thick veil
Has till now hid the truth.
Yes, dying a heart swears
That it begs God for mercy.

Talbot
The Lord’s forgiveness
Now descends upon your head.
(absolving her)
Leave this afflicted life
In the prison content,
You will go transformed into an angel
To God the consoler.
And in purest jubilation
Your rapt soul
Will forget the anguish
That has troubled your heart.

Mary
Now that the light of my frail life
Is dying,
Heaven alone can bring back
Peace to my cheerless heart.
Ah! If this soul was fed
By too many tears,
Let cease the long throes
In the final suffering.

Mary leans on Talbot and they go inside the castle.

SCENE VI
A hall adjacent to the place of execution. A great closed door at the rear. Night.
Mary’s entourage.

Chorus I
Did you see?

Chorus II
We saw

Chorus I
Oh, grisly contrivance!
The block, the axe . . .
The dismal hall.

All
And the people swarming near the steps
To the fatal stage. What a sight! What horror!

Chorus I
The victim awaits the cursed mob.

Chorus II
The royal victim. O, inconstant fate!

All
But the barbarous death of a queen
Will be forever infamy and shame for England.

SCENE VII
Anne and the above

Chorus
Anne.

Anne
Speak hear with lowered voices.

Chorus
Where is the poor woman?

Anne
Desolate, dejected,
She comes. Oh! Do not add to
Her rancor with your mourning.

Chorus
We are silent.

SCENE VIII
Mary dressed in black and Talbot

Mary
(to her attendants)
At last I see you again.

Chorus
We are losing you!

Mary
I shall enjoy a better life. I fly content
Into the embrace of God . . . But you must flee
This land of horror.

Chorus
The pain pierces the heart!

Mary
Oh, do not weep!
Anne, you alone remain,
You who are the most dear . . . here, a handkerchief
Bathed in tears . . . to my eyes
You will make of it a grim bandage, now that they will be
Forever extinguished from the day.
(gives her the handkerchief)
But yet you weep? Join with me,
My faithful, and let us raise
Our final devout and ardent prayers to merciful heaven.

All kneel around Mary.

Oh, you, O beneficent God
Of mercy,
Hear the sound
Of a humble prayer.
Receive me into the shade
Of your forgiveness
The heart has
No other remedy.

Chorus
Oh, you, O beneficent God
Of mercy,
Hear the sound
Of a humble prayer.
Receive her into the shade
Of your forgiveness
She has
No other remedy.

Mary
Tears are useless.
(rises)
Heaven will help me.

Chorus
Forget the enchantment
Of your life.

Mary
Removed from suffering,
Removed from torments,
I shall feed
On eternal love.

Chorus
Removed from suffering,
Removed from torments,
Benign heaven
Has pardoned you.

Chorus
Draw a veil
Over human affairs;
Benign heaven
Has pardoned you.

The first cannon shot is heard in the castle.

All
Oh, the shot!

The door at the rear opens and reveals a large ladder guarded by the guards and official of justice
with torches.

SCENE IX
Cecil comes from the ladder and the above.

Cecil
The moment is now near. Elizabeth
Will have your every wish fulfilled . . . Speak.

Mary
I did not hope for so much mercy from her.
I beg gentle favor. Let Anne observe
My steps to the scaffold.

Cecil
She shall see.

Mary
If my first request has been granted, hear another.
From a dying heart, proffer pardon
To her who has offended me, condemned me.
Tell her to remain happy on her throne,
That I shall not disturb her fair days.
I shall implore heavenly favor
On Britain, on her life.
Ah! Let her not be plagued by remorse:
I shall annul all with my blood.

Chorus and Talbot
Tyrant axe! You cut off a life
That filled us with sweetness.

Cecil
(Her brazenness has been punished:
I shall see peace return among us.)

SCENE IX and the last
Leicester and the above, then the sheriff and the officers of Justice.

Leicester
(from the rear)
Ah!

Talbot
(to Mary)
The Earl arrives.

Mary
What a grim scene
He comes to!

Leicester
(to Mary)
I see you once more
Lost . . . opressed by unjust penalties . . .
Near to death . . .

Mary
(to Leicester)
Rein in your sorrow!
Farewell forever!

Cecil
(to Leicester)
The hour draws near.

Leicester
Ah! I still cannot leave you.
(to Cecil, who tries to remove him from Mary whose knees he embraces)
Away, villain.

Talbot is on the other side of Mary and comforts her, pointing to the cross.

Mary
(to Leicester)
Do not speak.

Leicester
(rising up)
Tremble!
Iniquitous, all of you.

Talbot
You have lost control of yourself!

The second cannon shot. The sheriff descends with his retinue of officers and they surround
Mary.

All
(except Mary and Cecil)
Why can I not slake your blind fury
With my blood!

Cecil gives a sign to Mary to start walking. She turns to Leicester, who approaches her with
effort. Mary leans on his arm.

Mary
Ah! If one day your arm should have
Rescued me from these tortures,
Now guide me to die bravely
By the total comfort of love.
(turning to the bystanders)
And may my innocent blood shed
Appease the ire of offended heaven,
And not call down on perjured England
The scourge of a punitive God.

The third cannon shot. The executioner appears on the ladder with the axe and his four assistants
dressed in red. All are horrified.

Cecil
Now the peace of England is assured;
Now dies the enemy of the realm.

Chorus
What speech! What unlucky blade!
Innocent and defamed she dies!

Mary supported by Talbot and surrounded by the guards walks to the rear. Leicester covers his
face with his hands. Tableau.

End

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