Sancia di Castiglia (1832)

The More I learn, the Less I Know

Sancia di Castiglia (1832)

Sancha of Castile
Lyric Tragedy in Two Acts
Libretto by Pietro Salatini

[Sancha of Castile, Queen of Navarre (c.1139-1179) was daughter of Alfonso VII of Castile by his first wife, Berenguela of Barcelona, and became wife of Sancho VI of Navarre. Sancha of Castile, Queen of Aragon (1154-1208) was her half sister, daugter of Alfonso VII of Castile and his second wife Richeza of Poland. She married Alfonso II of Aragon. None of the following story has any basis in history.]

Televised staging from Bergamo with lovely Antonella Bandelli, conducted by Roberto Abbado. The clearer of two postings of the same telecast.

CAST OF CHARACTERS

Sancia (Sancha), queen of Castile Soprano
Garzia
(Garcia), her son Contralto
Ircano (Irkan), a Saracen prince Bass
Rodrigo, a minister of Sancha Tenor
Elvira, confidant of Sancha Soprano
Grandees of Castile, court ladies, Saracens, soldiers, Castilians

The scene is the Kingdom of Toledo

ATTO PRIMO

Luogo di delizie nella reggia di Sancia.

Scena Prima
Ircano, che passeggia pensieroso, e coro di Saraceni.

Coro I
Prence, taci? Il guardo immobile
Fissi al suolo?

Coro II
Il passo hai lento?

Tutti
Tu volesti, Ircan, dividere
Con noi sempre il tuo contento;
Or vogliam diviso ancor
Teco, Ircano, il tuo dolor.

Coro I
Oggi Imen ti stringe a Sancia.

Coro II
Di Castiglia ascendi al trono.

Tutti
E vedrai con ciglio torbido
Di tua sorte il più bel dono?
Parla. Noi diviso ancor
Vogliam teco il tuo dolor.

Ircano
Miei fidi, in cor mi preme
Un dubbio atroce.

Coro
E quale?

Ircano
Quando al regno di Sancia un dì fatale
Furon le galliche armi,
Nella pugna feroce, ove per lei
I brandi noi stringemmo, ostile acciaro
Il figlio suo feriva:
Del trono io più che della madre ardente
Credei di speme travedere un lampo
Allor che intesi ch’ei cadea sul campo.
Ma… si cercava invan… ah! sì… La spoglia
Del trafitto Garzia
Noi non trovammo; Ibeno a me narrava
Che furioso destrier lo trascinava;
Disse che in fiume ei cadde,
Ma se ancor?… S’ei fu salvo, e ancor vivesse?…

Coro
Sorgon, forse, gli estinti?
Iben dal fiume trascinar nol vide?

Ircano
Sì… ma la sorte a me non sempre arride.

Coro
Che? Non fu l’ostile acciar
Del suo sangue tinto allor?
Non è forse il Mansanar,
Che alla tomba il niega ancor?
Perché dunque palpitar?
Nuovo è il palpito al tuo cor.

Ircano
Quell’acciaro nel pugno d’un forte
Non tremava e il suo fianco fendeva;
Nel suo sangue cercava la morte,
Ei trafitto nell’onda cadeva;
Ma chi sa se nel gemer dell’onda
Il suo gemito estremo celò?

Coro
Cadde estinto. Ne’ gorghi dell’onda
Ei l’estremo lamento celò.

Ircano
Oh! speranza!

Coro
Rodrigo s’avanza.

Ircano
Il più fero nemico per me.

Scena Seconda
Rodrigo e detti.

Rodrigo
A te vengo…

Ircano
Rodrigo a che viene?

Rodrigo
Perché ancora il suo duol non declina,
La regina sospende l’Imene.

Ircano
Ma non io…

Rodrigo
Perché?

Ircano
Sancia…

Rodrigo
È regina.

Ircano
Ma il consiglio le viene da te.

Ircano e Coro
Tu ci abborri…

Rodrigo
E tu al trono non corri?
Non vedrem di Castiglia nel seno
Saraceno sul trono de’ re.

Ircano
Rodrigo, va’… consiglia;
Non sa temerti Ircano;
Ma pur m’avrà Castiglia
In questo dì sovrano,
Anche se questa spada
Mi debba aprir la strada
Che nella tomba scende,
O che sul soglio va.

Rodrigo
Il regno, il ciel consiglia
Che non si curi Ircano:
Forse t’avrà Castiglia
In questo dì sovrano;
Ma per ingiusto orgoglio
Mal si cammina al soglio,
Ché quando men s’attende
Un difensor s’avrà.

Coro
Che venga: il nostro acciaro
Non è di colpi avaro;
Se incontra chi ci offende
Non mai s’arretra o sta.

Ircano
Apprenderai, tel giuro, oggi se giovi
Opporsi a me; nemico
Or tu mi brami? Io tal sarò; non curo
Que’ tuoi consigli, l’odio tuo.

Rodrigo
Non serbo
Odio a nemico io mai, che non pavento.
È mio consiglio ciò, che il ben del regno
Pretende, e impone il cielo.
Un destino crudel Garzia ne tolse:
Il Castiglian n’è mesto, e nel suo pianto
Richiede un rege; ma chi noi governi,
E che non fosse saracen, non manca,
Né tu su noi l’impero…

Ircano
Ti sovvenga
Quando de’ Galli paventò Castiglia,
E a me chiedea soccorso:
A Sancia… no… suddito io qui non venni!
Or quindi a lei tu reca,
Che, se il promise, oggi sarà mia sposa.
A Toledo fa’ noto,
Ch’io sarò re: saprò col brando in voi,
Prima che questo soglio
Oggi ad altri che a me doni la sorte,
Lunga traccia lasciar di sangue, e morte.
(parte col Coro)

Rodrigo
No… pria che alla regina
Ai suoi fedel noto si renda omai
Di quel folle il desire – il popol cieco
Spesso al forte sorride – or si ravvivi
Del popolo la fé, l’ardire antico.
Ircano, suo nemico
Non ti teme, Castiglia, in noi vedra
L’idea non spenta dell’antico onore:
Siam vedovi di re, non di valore.
(parte)

Scena Terza
Appartamenti di Sancia.
Sancia, Elvira e coro di damigelle.

Coro
Piangendo va l’aurora
Quel fiore, che sparì;
Regina, tu così
Piangesti il figlio.
Rischiari alfin quel ciglio
Sorriso animator;
Non piange sempre i fior
La bella aurora.

Sancia
Come è avverso il destino al mio contento!

Elvira
Ciò, che il dolor fe’ lento
Affretterà l’amor: oggi, rammenta,
Te promettesti a Ircano.

Sancia
Ah! sì…

Elvira
Non serba
Sugli affetti di Sancia ei più l’impero?

Sancia
Elvira!

Elvira
Non è ver?

Sancia
Ah! Taci… È vero.
Io talor più nol rammento,
Vinta, e oppressa dalla pena;
Ma regnar più in me lo sento,
Se il suo nome ascolto appena:
A lui solo die’ l’amor
Tanto impero sul mio cor.
Se contro lui mi parlano
Il ciel, la terra, il regno,
Io quasi allora ho sdegno
Ch’egli mi sia fedel.
Ma s’ei mi parla, all’anima
Non va sua voce invano,
Per me diventa Ircano
E regno e terra e ciel.

Coro
D’amore un’aura in viso
Ti voli, e copra il sen.
Più lieta il bel sorriso
Rivolgi al nuovo Imen.

Elvira
Sancia, deh! alfin sorridi
Alla face d’Imen; l’Imen decidi.

Sancia
Son dieci lune scorse
Dacché avverso destin mi tolse il figlio,
Quante lacrime io sparsi non ignori.
Ah! ch’io credeva omai,
Che amor potesse compensarmi il duolo.
Oggi l’amato prence esser dovea
Il mio sposo; ma i Grandi
Chieggono, Elvira, a me, ch’io non m’affretti
A questo passo ancora… Io lo sospesi.

Elvira
Tu dunque Ircan non ami?

Sancia
Io?… Non amarlo? Ah! sappi… alla possanza
Di quest’amor potria lo stesso cielo
Opporre solo il mio morir.

Elvira e Coro
A noi…
Rodrigo vien.

Sancia
Egli non men di voi
Veder me lieta brama.
Ma l’Imen non approva.

Elvira
Ebben, non ama.

Sancia
Seco or qui mi lasciate.

Elvira
Ti sia propizio il ciel.

Sancia
Amiche, andate.

Elvira parte col coro.

Scena Quarta
Rodrigo e Sancia.

Rodrigo
Ecco, che a te degg’io
Alfine domandar: tu sei regina,
O schiava qui? Poc’anzi
De’ fidi al consigliar non t’arrendevi?
Tu l’Imene sospeso non volevi?

Sancia
Sì… m’arresi…

Rodrigo
Ora debbo alla regina
Espor che il moro, oggi, la vuol sua sposa…
Sangue e morte minaccia…

Sancia
Ebben… m’avrà… non voglio che la pace
Si vegga al regno mio per me turbata…

Rodrigo
Io chiedo a te…

Sancia
Tu chiedi
Ch’io l’abborra, l’oblii? Nol posso…

Rodrigo
Sancia,
Madre tu fosti, or non la sei… S’ignora
La mano che feria
L’infelice Garzia… Se a te narrava
Sua morte Ircan… vedesti?… n’esultava.
Io… non so…

Sancia
Che?

Rodrigo
Sì… gioia tal nel moro
È oltraggio al tuo dolor… E tu…

Sancia
L’adoro.
Comprendo… il so, ma in petto
Non cangia tempra il cor:
Gli error d’un caro oggetto
Non vede mai l’amor.

Rodrigo
L’adori?… Ebben, si vegga
Ircan tuo sposo, e re:
Alfin tuo regno legga
La sua sventura in te.

Sancia
Di Sancia il cor la sorte…

Rodrigo
Al Saraceno ha dato.

Sancia
S’ei fosse a me consorte…

Rodrigo
Sempre sarebbe odiato:
Forse il pugnal di morte,
Fu, Sancia, un dì portato
Del figlio tuo nel sen
Da braccio saracen.

Sancia
(Sento a quei detti orrore,
Ma li contrasta amore;
E franger sue ritorte
La morte sol potrà.)

Rodrigo
La tua rovina amor
Di fior spargendo va.
Ma di qual ara al piè
Gli giurerai la fé?
Tu sposa a un infedel?
Lo soffrirebbe il ciel?

Sancia
Cessa, Rodrigo, ah! lasciami
In questo affetto ardente:
Questo mi strugge l’anima,
Questo ragion non sente,
E Sancia, no… resistergli
Senza morir non può!

Rodrigo
Sì godi… In mezzo ai palpiti
Non ti verrem d’accanto;
Tu non vedrai del popolo,
Perché furtivo, il pianto.
Io forse un dì la lacrima
Del tuo pentir vedrò. 4789

Partono per vie opposte.

Scena Quinta
Sala del Consiglio.
A dritta del teatro si trova una magnifica sedia per la regina. Di-sposti in giro si veggono molti sgabelli. Rodrigo indi coro di Grandi.

Rodrigo
Sventurata è Castiglia! Mal chiedeva
Contro il nemico un dì soccorso al moro.
Ei la difese, ma stolto è chi crede
Trovar costanza in saracena fede.
Questo prence straniero
Poi la tradì: veniva amico, ed ora
Avverso a noi qui resta, e vuol… Ascolta,
Nume del ciel d’un popolo fedele
La voce alfin; crudele
È il vederci insultar da chi t’offende…

I Grandi si avvanzano.

Ecco i Grandi… Venite… omai ci attende,
Amici, un tristo fato.

Coro
E che? Per noi
Conforto più non v’è?

Rodrigo
Qual mai conforto
Si può sperar da un furibondo amore,
A cui Sancia ha consagrato il core?…
Regina e amante in olocausto fero
C’immolerà fra poco a un re straniero.
Oggi vedremo questo regno, alfine,
Fatto preda de’ Mori:
Vedrem tronche… e crollar sui mesti petti
Le teste castigliane…
A un arabo d’innanti in servitute,
Dalla stessa regina a lui vendute.

Coro
Meglio per noi la morte…

Rodrigo
Meglio è tempo aspettar…

Coro
Oh! nera sorte!
Castiglia, il tuo lamento
Starà del nume al piè.
Si piange un ben, ch’è spento;
Castiglia, piangi il re.

Rodrigo
C’insulta il moro audace…
Sancia l’osserva, e tace:
Castiglia, il tuo lamento
Asceso in ciel non è.

Coro
Si piange un ben, ch’è spento;
Castiglia, piangi il re.

Rodrigo
Ov’è di regi un figlio?
Il trono sta in periglio…
Un arabo l’ascenda:
Parlò il destin così.
Piangete, è questo il dì…

Coro
Di tal ventura orrenda.
Castiglia, il tuo lamento
Starà del nume al piè.
Si piange un ben, ch’è spento;
Castiglia, piangi il re.

Rodrigo
Tacete… arriva Ircan.

Coro
Qui Sancia viene.

Rodrigo
Segreto, o almen sommesso omai si renda
Il gemere fra voi; per lui qual gloria
Il nostro duol sarebbe!

Coro
Vedrai… starà gemente
Ognun sommessamente.

I Grandi si dispongono ognuno vicino al suo sgabello.

Scena Sesta
Sancia ed Ircano da parti opposte: con Sancia Elvira e damigelle. La regina va a sedere. Tutti
seggono dopo di lei.

Sancia
Nobili di Castiglia, udite: è il trono
Vedovo ancor, richiede un re, che l’abbia:
Ircano a voi presento:
Novello in lui non è sovrano impero.
Questi è lo stesso prence,
Che vi fu duce allor che i Galli a voi
S’opposer pria, ma si pentir di poi;
Benché per essi il giovane Garzia
Non rege ancor moria.
Qual mai de’ suoi sudori
Ebbe Ircano mercé?… Nobili, or voglio
Ch’egli l’ottenga alfin: vedovo è il soglio.

Rodrigo
Ascolta pria… Non osa
Il rispetto del labbro alzar la voce
Te, Sancia, a biasimar, ma pur concedi,
Che di Castiglia intera in nome io parli.
Questi fu duce, e vinse,
S’ei ne ottenne mercede
Lo chiegga a quelle prede,
Che il campo die’, che non vedemmo noi,
Ma che videro Ircano, e i Mori suoi:
Ma tanto pur s’oblii. Fia che si vegga
Prence stranier di nume,
Di legge, di costume
In Toledo regnar? Nostro destino
Cader nella rapace araba mano?
Lo scettro di Pelagio in man d’Ircano?

Sancia
Rodrigo… omai… tu ignori,
Non sai che al mio voler mal si contrasta?
Non più… m’intendi?… Io così voglio, e basta.
Cedo al fato… Il cielo impone,
Vuol lo stesso mio riposo,
Ch’oggi scelga a me lo sposo,
Che fra voi regnar dovrà.

Rodrigo
Ah! m’ascolta… non s’affretti
Scelta infausta… Pria rifletti…
Pensa omai qual regno or dai…
Chi lo dona… Chi l’avrà.

Grandi
Ah! Sancia!

Ircano
Ebben regina
Dovrò tacermi ancor?

Sancia
Te il core, o Ircan, destina.

Grandi e Rodrigo
Meglio domanda al cor.

Sancia
(ai Grandi)
Voi…

Ircano
Che? Sì pronta sei
A udir consigli rei?
Darai tu a questi alteri
Ragion de’ tuoi voleri?
(ai Grandi)
Né voi quel folle orgoglio
Saprete mai domar?

Sancia
Nobili, il dir ch’il voglio
Forse non può bastar?

Ircano
Ircan per voi pugnava,
Il sangue suo versava;
Quando per lui vincea
Il castiglian godea;
Ora d’Ircan contento
Il castiglian non è.

Grandi
Si piange un ben, ch’è spento;
Castiglia piange il re.

Scena Settima
Garzia che comparisce in fondo e detti.

Sancia
Ebben, regina io sono…
Decisi… e destra… e trono
Ecco, ad Ircan vogl’io…

Garzia
No… madre, il trono è mio.

Sancia e Ircano
(Ei!)

Tutti
Vive!
(tutti sorpresi si alzano)

Sancia
Ah! figlio…

Ircano
(Ahimè!)

Tutti
Castiglia, ecco il tuo re.

Sancia
(ad Ircano)
(Al core terribile
È questo momento,
Ché insieme risorgono
Affanno, contento.
Ah! l’alma smarrita
Fra palpiti geme,
E fino la speme
Per sempre sparì!)

Rodrigo
(a Garzia)
Già stava ad ascendere
Ircano al tuo soglio,
Gemeva il tuo popolo
All’arabo orgoglio,
D’ogni altro più nero
Tal giorno sorgea;
Chi questo credea
Del giubilo il dì?

Garzia
(a Rodrigo)
La madre sta torbida,
Oppressa, gemente;
Rodrigo, quest’anima
Un dubbio risente:
Me forte, severo,
Lo giuro, vedrai,
Se offenderla mai
Quell’arabo ardì.

Ircano
(a Sancia)
(Pel figlio… tu palpiti?…
Ei vada sul trono:
Ma speme non perdere,
Io teco non sono?
Se veggo fuggita
Col trono tua mano,
L’ardire d’Ircano
Non fugge così.)

Grandi
Del moro si taccia
L’audace minaccia:
L’affanno finì…
Del giubilo è il dì.

Garzia
Madre…

Sancia
Ah! figlio, te credea
Spento.

Grandi
Narra ai fidi tuoi
Come il ciel ti rese a noi.

Tutti
Perché morte imaginò
Fama infida, e a noi parlò?

Garzia
Mal trafitto, caddi in fiume,
E dall’onde assorto io venni.
I miei dì protesse il nume;
Tra nemici mi rinvenni:
Nome, e patria tacqui allor,
Né fuggir potei finor.

Grandi
Oh! contento! Oh! lieto giorno!

Ircano
(Brando vil, così ferivi?)

Garzia
Ma… tu, madre, mentre io torno
Di tua gioia a che mi privi?

Sancia
No…

Garzia
(ai Grandi)
No, fidi, dite a me,
Trista è Sancia…

Sancia
(Oh Dio!)

Garzia
Perché?

Grandi
Quell’Ircan, ch’è a te presente,
Nel feroce suo pensier…

Sancia
Ah! tacete…

Ircano
(O cor, ti frena.)

Sancia
Odi… Ah! no… Garzia…

Garzia
Clemente
Scusi Ircan, ti rasserena.

Grandi e Rodrigo
Ei ci lasci…

Ircano
Stolti!

Garzia
Altier!

Ircano
Io…

Garzia
Tu aduna i Mori tuoi;
Va’… Non dêe la nuova aurora
Te in Toledo ritrovar.

Ircano
(Mio furor, resisti ancora?)

Sancia
(Come in vita più restar!)

Ircano
(Io ritorno sugli arabi lidi;
Ma vendetta domanda, l’oltraggio.
Tu rammenta, che brando e coraggio
Hanno i Mori e Castiglia lo sa.)

Garzia e Rodrigo
Va’, ritorna sugli arabi lidi,
Moro audace, là reca l’oltraggio;
Là rammenta, che abbiamo coraggio,
Che Castiglia tremare non sa.

Sancia
(Torna Ircano sugli arabi lidi…
Freme il figlio, non soffre l’oltraggio…
Nel mio petto vien meno il coraggio!
Ah! più vivere Sancia non sa!)

Donne
(Nel suo petto vien meno il coraggio!
Ah! più vivere Sancia non sa!)

Garzia
Giunsi, o nobili, in tempo non vano.

Rodrigo
Ti coroni Castiglia sovrano.

Grandi
Va’, ritorna sugli arabi lidi,
Moro audace, là reca l’oltraggio;
Là rammenta, che abbiamo coraggio,
Che Castiglia tremare non sa.
Tutti si ritirano.

ATTO SECONDO

Appartamenti di Sancia come nell’Atto Primo.

Scena Prima
Sancia che passeggia smaniosa ed Elvira.

Sancia
Mi lascia?… Ed io restar?… Non più?…

Elvira
Deh! Cessa,
Ti calma alfin.

Sancia
Elvira, amor furente,
Calma no… mai non sente.
Corri, ei di già s’invola.
Trova Ircan, digli… No… Venga… comprendi?
A lui parlar vogl’io.

Elvira
Vado, l’attendi.
(parte)

Scena Seconda
Sancia sola; indi Garzia.

Sancia
Egli è tutto per me; non altri fia,
che in questi atroci istanti
D’avere un loco nel mio cor si vanti…
Il figlio!… Ei ci divide…
Ei m’uccide… S’io movo
Sul suo volto lo sguardo, a me l’aspetto
Del padre suo rammenta, dell’infido
Fero consorte, per cui trista ognora
Nel suo dispregio egra la vita io trassi.
Ah! d’abborrito genitor crudele
Figlio crudel…

Garzia
Madre, ch’io provi alfine
De’ tuoi più lieti amplessi il bel momento.
Del popolo il contento
Non mi rende felice, se non veggo,
Che il tuo risplenda ancora.
Prima che cada un’ora
Udrà Castiglia il giuro mio; verrai,
Fia dato al tuo cospetto, alfin vedrai
Tuo figlio re, né ti starà d’innanti,
Né più in Toledo l’orgoglioso Ircano;
Mio nuovo cenno gliel’impose; al ciglio
Il bel seren ti vegga alfin tuo figlio.
Ma che?… Madre… che fia?
Mesta ancor? Taci?

Sancia
Avvi un tacer, Garzia,
Che molto esprime e che non può… se il labbro
Tua madre schiuderà, che i sensi esprima
Veri del cor… ah! figlio mio, tu stesso
Di duol compreso piangeresti, oh! Dio!

Garzia
Tua pena non vogl’io.
Quanto per te farei!…

Sancia
Facesti assai.

Garzia
Ah! tu m’opprimi!

Sancia
Tu, crudel, mi hai resa
Oppressa, disperata; mi trafiggi…
M’uccidi, e poi… lassa! Che dico!… Ah! sappi
Quanto misera io son!… Perdona, il core
A turbar non ti venga oggi il lamento.
Lascia ch’io rechi altrove il mio tormento.
(parte)

Scena Terza
Garzia e Rodrigo. Indi coro di Saraceni da dentro.

Rodrigo
Signor…

Garzia
Rodrigo…

Rodrigo
Ebben, lo credi?

Garzia
Il credo.
Ah! troppo l’ama, il vedo: almen potessi
Conforto a lei recar.

Rodrigo
Le dia conforto
Il tempo, la ragion.

Garzia
Tu sei nel porto,
Non compiangi chi sta in mar turbato.
È degna di pietà.

Rodrigo
Signore, ammiro
Quei sensi in te, ma devi al regno…

Garzia
Anch’io
Ammiro quel tuo zelo
Ma pur vorrei…

Saraceni
Ci arrida un altro cielo:
(dentro)
Andiamo.

Garzia
Che sarà?

Saraceni
Per noi non mancherà
De’ lauri l’ombra.

Rodrigo
Lo stuolo saracen Toledo sgombra.

Partono Rodrigo e Garzia.

Saraceni
Siam forti, la vittoria
Ognor ci coronò,
Altrove aver si può
Serto di gloria.

Le voci si disperdono.

Scena Quarta
Ircano, indi Sancia.

Ircano
Godete?… Non godreste,
Se forse in cor di lei… Ma viene!
(guardando dentro)

Sancia
Ircano!

Ircano
Regina, or qui me chiami?
Forse veder mi brami
Avvilito dippiù?… Vuoi che tuo figlio,
Se qui me trova, come vil suo schiavo
Al tuo cospetto mi discacci ancora?
T’amai, m’amasti, ed ora vuoi ch’io resti
Qualche nuova a soffrir crudele ingiuria?
Ei quest’amor saprà, sa ben che sposo
E rege in me sceglievi:
L’amaro labbro de’ nemici nostri
Vedrai come il dimostri
Delitto in noi: fia Sancia allor serbata
Allo sdegno del figlio; Ircan svenato
Si vedrà crudelmente. Or come puoi
Trattenermi così? Ch’io resti or vuoi?
Forza è ch’io parta: accogli estremo addio.

Sancia
Ah! se estremo lo fai,
Si compia il mio destin, morir vogl’io,

Ircano
(Fortuna, ecco il momento, or tu m’assisti.)
Regina, in labbro amante
Lieve è spesso il parlar d’estremo fato.

Sancia
A me sì parli, ingrato?… Ebben… vedrai
Se il labbro… Sì… morrò…

Ircano
Non la tua morte
Fia scampo al tuo dolor; ben altro, il credi,
Oprar si vuol da te.

Sancia
Ma che fia scampo?

Ircano
Securo.

Sancia
Il sai?

Ircano
Lo so.

Sancia
Deh! parla…

Ircano
È orrendo.

Sancia
Più del perderti forse?

Ircano
A chi non m’ami.

Sancia
Tutto, tutto farò; volan gl’istanti;
Non m’oppriman dippiù quei dubbi tuoi:
Fa’ ch’io senta.

Ircano
Tu il vuoi?

Sancia
Sì… qual rimedio a mia funesta sorte?

Ircano
Un solo, occulto, e certo.

Sancia
E quale?

Ircano
Morte.

Sancia
Chi morir dêe?

Ircano
Chi, se restasse in vita,
me vorrà spento, anziché farti mia:
Sei madre…

Sancia
(inorridita)
Taci… Oh! ciel!

Ircano
Vive Garzia.

Sancia
Tu non sai di tanto orrore,
Mezzo alcun trovar migliore?

Ircano
No…

Sancia
Sol morte?

Ircano
Sola, e pronta.

Sancia
Noi l’infamia coprirà.

Ircano
Il silenzio eviti l’onta;
Un veleno… ed ei morrà.
Tu paventi? Ah! no… decidi!
Mora alfin chi me discaccia:
Ogni affetto in te si taccia
Quando parla un vero amor.
Se più tardi tu dividi
Il mio core dal tuo cor.

Sancia
Noi divisi?… Ah! no… non basta
Tal pensier… pensiero orrendo!
Più me stessa io non intendo
Quando perderti dovrò!
All’ardor che mi sovrasta
Come reggere potrò!

Ircano
Mora… tremi?

Sancia
Che?… Mia mano
A tentar?…

Ircano
La tua…

Sancia
Che?… Ircano…
(crescendo il suo orrore)
No… non puote il mio spavento…

Ircano
Odi come lo potrà.
Io ti lascio per brev’ora,
Ei fia rege… Sancia, allora
Giurerà… del giuramento
Nella tazza… ei beverà…

Sancia
Ciel!…

Ircano
M’avveggo, non sei forte:
M’ami e il cor tremar ti può?…
Resta…

Sancia
Ah! m’odi… io dar la morte?… 4816

Ircano
O me perdi… pensa…

Sancia
Ah! no!
Se per te la tazza impura
Renderò, che il figlio uccida,
Il tacer della natura
Non godrà la matricida:
Quella un gemito tremendo
Leverà nel punto atroce;
A te forse la sua voce,
Non hai figli, non verrà.

Ircano
Non mostrar che sei pentita
D’esser più qual fosti amante:
Nostra fiamma, ch’è abborrita
Ti sovvenga in questo istante.
Quel delitto, benché orrendo,
A salvarci è il sol che giova:
Non ci perda, non ti mova
Un’inutile pietà.
Ma già il tempo a noi s’invola,
E la via, che resta è sola…
O sarem divisi ognor. 4817

Sancia
Troppo chiedi, o crudo amor!
(partono)

Scena Quinta
Luogo di delizie come nell’Atto Primo.
Garzia, Rodrigo e guardie, indi Grandi.

Garzia
Olà…
Si avanza un guerriero.
Si trovi Ircano:
Resti in Toledo ancor; al mio cospetto
Il chiamerò fra poco.
Va’…

Il guerriero parte.

Rodrigo
Che pensi, signore?
E fia ver che Toledo
Ti vegga re mentre fra noi quel fiero
Saraceno sta ancor? Dunque… 4818

Garzia
Fia vero,
Che Toledo, o Rodrigo,
Mi vegga re mentr’è dolente Sancia?

Rodrigo
E che? Vorrai…

Garzia
Sì… voglio
Un termine trovar pel suo cordoglio.
Troppo omai nel cor mi preme
Il pensier che Sancia geme.
Troppo il duol che la tormenta,
Ch’io son figlio a me rammenta.
Non porrò sul trono il piede
Mentre quella è nel dolor.

Rodrigo
Altri sensi oggi richiede
Il tuo regno dal tuo cor.

Grandi
Te, signore, ai fidi tuoi
Mostra, e ascendi omai sul trono.
Là de’ nostri evviva al suono,
Fatto rege, ti rammenta,
Che del popolo diventa
Il sostegno, il padre un re.

Garzia
Sì verrò… Vedrete voi
Il sostegno, il padre in me.
Al suon de’ grati evviva
L’idea del vostro affetto
Mi rende quasi al petto
La pace, che non ha.
Se penso poi ch’è priva
La madre mia di calma,
Si turba allor quest’alma,
Che più goder non sa.

Rodrigo e Grandi
Il ciel ti renda all’alma
La calma che non ha.
(partono tutti)

Scena Sesta
Elvira sola.

Elvira
Non v’è… Dove s’aggira?…
Ella, negletto il crin, scinte le vesti,
Va delirante, e con mal fermo piede.
Ognun di lei richiede,
E non la trovo ancor… Si cerchi altrove.
Sventurata regina!
Al trono il figlio tuo già s’avvicina;
N’è lieto ognun, tu sola…
Ah! fine ancor le pene tue non hanno!
Ove ti condurrà cotanto affanno?
(parte)

Scena Settima
Sala del trono. Il trono sta a dritta del teatro. In mezzo si trova un tavolino coperto da un drappo
ricchissimo, su di cui è una tazza d’oro. In fondo si vede la statua dell’estinto marito di Sancia.
Sancia esce smarrita da una porta segreta.

Sancia
Sola son io… Feral silenzio!… Il core
Il piè… la man… tutta tremar mi sento!…
D’orror, di tradimento
Io, ministra feroce,
Compir dovrò quel sagrifizio atroce!
Quale saria la vittima?… Pel figlio…
Il tosco Ircan mi die’… Non darò morte
A chi da me s’ebbe la vita… Ahi! crudo,
Ahi! vil, tanto chiedevi?
Egli è securo della madre in seno,
Qual suo delitto punirà il veleno?
Ah! sì… mio figlio viva…
E come? Io starmi priva
Potrò d’Ircan?… Forse d’un’altra in braccio
Lieto… Nero pensier m’agiti ancora?
Ah! lascia di gridar, che il figlio mora!
(si volge per partire, e vede la statua del marito)
Ciel! Fera vista! Sei squallida imago,
E a me vieni tu stesso, o mio consorte?
Al figlio tuo la morte
Qui preparar non miri…
Minacci?… Ahimè!… T’adiri…
È ingiusto il tuo furor.
Perdona… Tu il difendi…
Me colga la sventura…
Detesta la natura
L’idea di tanto orror.

Scena Ottava
Detta ed Ircano che viene dalla destra, e si ferma in fondo, indi coro da dentro.

Sancia
(cava un’ampolla)
Quest’era il tosco infame, ebbene, or sia
Disperso al suol…
(per gittare a terra il veleno)

Ircano
No.

Sancia
Che?
(resta sbalordita senza vederlo)

Coro
(da dentro)
Viva Garzia!
Va’… siedi alfin sul trono,
Figlio di re, fra noi:
Misuri i giorni tuoi
Sul nostro amore il ciel.

Ircano
Ascolta, ingrata.

Sancia
(accorgendosi d’Ircano)
Ahimè! tu stesso?

Ircano
Versa
Nella coppa il velen.

Sancia
M’è figlio…

Ircano
È tardi.

Sancia
Va’.

Ircano
Porgi.

Sancia
No!

Ircano
Sua morte a me tu devi…
(la trascina a forza presso la tazza, e strappandole a forza il vele-no, lo versa in quella)

Sancia
Ircan… Che fai?… Deh!

Ircano
Vedi.

Sancia
(inorridita)
Ah! tu ricevi,
O sacro nappo, da esecrande mani
Atro infernal liquore!

Ircano
Vanne.
(s’avvia alla sinistra)

Sancia
Sei pago, o disperato amore?
(per partire nella massima agitazione)
Scena Nona e Ultima

Tutti.
Garzia
Madre, mi fuggi?

Sancia
(arrestandosi)
Ah! no… (non reggo!… ei stesso!)

Ircano
(Come oppressa restò!)

Garzia
Qui, madre, apprendi
Omai se il figlio t’ama.
Miei fidi, il ciel mi chiama
Sul trono di Toledo, ascolti il cielo
Or di quel soglio al piè qual è il mio voto.
Pria che il mio giuro ascenda
Al Dio, che mi fa re, di tutti io bramo
Ed intero il contento.

Sancia
(Ah! ch’io mi reggo a stento!)

Garzia
Ecco obliar vogl’io
Offese, che sul labbro amor sdegnato
Forse portava.

Sancia
(Oh! ciel!)

Garzia
Pace fra noi,
Prence; madre, ad Ircano
Premio d’amor concederai la mano.
(s’incammina alla tazza)

Sancia
(Stelle!)

Ircano
(Sancia, fa cor.)

Sancia
(nol sente)
(Ah!)

Ircano
(Sancia.)

Tutti
Oh! grande!

Sancia
(Ei muore!)

Garzia
Or tutti intorno a me venite.

Ircano
Signor…
(s’avvicina a Garzia)

Sancia
(E taccio ancora?… Ah! no…)

Garzia
M’udite.
Amor di padre al regno mio prometto.

Sancia
(Empia madre, e tu vivi?)

Garzia
Lo giuro, e se il mio detto
Mal corrisponde al cor, questo, ch’io bevo
Dalla tazza regal degli avi miei,
Puro liquor mi rechi morte in seno.
(va per bere)

Sancia gli strappa di mano la tazza e ne beve il liquore.

Sancia
No, ferma…

Ircano
(Ohimè!)

Garzia
Che festi?

Sancia
Era veleno.
(gitta a terra la tazza)

Tutti
Ah!

Ircano
(Reo destin!)

Garzia
Che sento!

Tutti
Sancia infelice!

Garzia
Madre…

Tutti
(fuorché Ircano e Sancia)
Oh! tradimento!

Sancia
Vanne, Ircano! Un tal delitto
Ch’io compissi il ciel vietava;
Solo quella, che t’amava,
Era degna di morir.
Regno, e vita al figlio mio
Tu rapivi, ed io salvai.
Troppo, ah! barbaro t’amai,
Ho punito il mio fallir.

Tutti
Traditore!

Garzia
Ardir cotanto!
Delle genti il dritto ha infranto:
Mostro iniquo!… A morte ei vada.
(alle guardie che disarmano Ircano)

Ircano
Mi tradì?… La sprezzo, e or voglio
Quel che ignori palesar.
In quella tazza io stesso
Versai liquor di morte;
Se mi tradì la sorte
Tu vibra in me l’acciar.

Tutti
Crudel!… Oh! nero eccesso!

Ircano
Sol per desìo di regno
Io finsi quella amar.
Sei re?… Di vita ho sdegno:
Morrò.
(parte fra le guardie)

Tutti
Va’… qual terrore!

Garzia
Madre, quel tuo languir…

Sancia
Ascolta, di chi muore
Rammenta estremo dir.
Ah! figlio… No… non piangere,
Pace vogl’io, non pianto.
Quando verrà quest’anima
Supplice a te d’accanto,
Che troppo amai quel perfido
Non rammentare ancora.
Il tuo perdono allora
Rechi la pace a me.

Garzia
Madre, tu spiri?… Ah! sentimi,
Io ti perdono adesso…
Vedilo a queste lacrime…
Credimi a questo amplesso…
Ah! voglia il ciel concedere
La pace a te morente!

Tutti
Sancia, dal ciel clemente
Scenda il perdono a te.
Cala il sipario.

FINE

ACT I

A pleasure hall in Sancha’s palace

Scene I
Irkan, pacing preoccupied, and chorus of Saracens.

Chorus I
Prince, you are silent? Your eyes
Are fixed on the ground?

Chorus II
Your steps are slow?

All
You wished always, Irkan, to share
Your mood with us;
Now we wish to share again
Irkan, to share your sorrow.

Chorus I
Today Hymen binds you to Sancha.

Chorus II
You ascend the throne of Castile.

All
And will you look with wrinkled brow
Upon the fairest gift of your fate?
Speak. We wish to share again
Your sorrow.

Irkan
My faithful, a ghastly doubt
Presses upon my heart.

Chorus
What is it?

Irkan
When on a fatal day Gallic arms
Were in fierce battle against
The kingdom of Sancha, where for her
We wielded our swords, an enemy blade
Wounded her son:
More ardent for the throne than for his mother, I felt pierced by a flash of hope
When I learned that he had fallen on the field. But . . . the search was in vain . . . Ah! Yes . . the remains
Of the slain Garcia
We did not find; Ibeno told me
That a furious horseman stabbed him;
He said that he fell into the river,
But if still . . . if he was saved, and still lived?

Chorus
Do the dead perhaps rise? Did you not See Ibeno dragged from the river?

Irkan
Yes . . but fate does not always smile upon me.

Chorus
What? Was not the enemy blade
Then stained with his blood?
Is it not perhaps the Mansanares,
That denies him still a tomb?
Why then this quaking?
The beating of your heart is new.

Irkan
That sword in the fist of a strong man
Did not falter and pierced his flank;
Bleeding he sought death,
He fell transfixed into the waves;
But who knows whether his last gasp
Was drowned mid the roar of the waves?

Chorus
He fell slain. He hid his last cries
In the throatof the waves.

Irkan
Oh! Hope!

Chorus
Here Rodrigo comes.

Irkan
My most malevolent enemy.

Scene II
Rodrigo and the above

Rodrigo
I come to you . . .

Irkan
Rodrigo, why do you come?

Rodrigo
Because your grief still does not abate,
The queen suspends the nuptials.

Irkan
But I don’t . . .

Rodrigo
Why?

Irkan
Sancha . . .

Rodrigo
Is queen.

Irkan
But the counsel came to her from you.

Irkan and Chorus
You detest us . . .

Rodrigo
And do you not chase after the throne?
We shall not see in the heart of Castile
a Saracen on the throne of its kings.

Irkan
Rodrigo, fie . . . a warning;
Irkan does not fear you;
But truly Castile this day
Will have me as sovereign,
Even if this sword
Must open the way for me,
Either I descend to my tomb
Or I climb to the throne.

Rodrigo
The kingdom and heaven counsel
Not to be concerned about Irkan:
Perhaps Castile this day
Will have you as sovereign;
But one does not stride easily to the throne
By overweening arrogance,
For when it least expects,
It will have a defender.

Chorus
Let him come: our steel
Is not miserly with its strokes;
If it enounters one who offends
It will never retreat or stand.

Irkan
You will learn, I swear, today if it boots you to oppose me; an enemy
You now wish me to be? That I shall be; I care not for these your warnings, your hatred.

Rodrigo
I never harbor
Hatred to an enemy I do not fear.
My advice is this, that heaven
Decides and determines the good of the kingdom. A cruel destiny took Garcia from it: The Castilian mourns him, and in its lamenting demands a king; but one who may govern us, and let it not be a Saracen, is not lacking,
Nor shall you rule over us . . .

Irkan
I remember you
When Castile was in dread of the Gauls,
And you begged me for aid:
Subject to Sancio, no, I did not come here!
Now therefore report back to her
That if she promises it today she will be my bride.
Make known to Toledo
That I will be king: I will know with my blade in you,
Before fate gives this throne
To anyone other than me,
To loose a long trail of blood and death.
(exit the Chorus)

Rodrigo
No . . . before to the queen
Let the designs of that madman now be made
Known to her faithful – the blind populace
Often smile on the strong – let now be revived
The faith of the people, the ancient ardor.
Do not fear, Castile, their enemy Irkan,
He will see still active in us the idea
Of our ancient honor:
We are widowed of kings, not of valor.
(exit)

Scene III
Sancha’s apartments
Sancha, Elvira and corus of ladies

Chorus
The dawn is weeping for
That flower the has vanished;
Queen, thus you
Wept for your son.
Let a cheerful smile
Brighten at last that brow;
Fair dawn does not weep
For the flowers forever.

Sancha
How averse to happiness is my destiny!

Elvira
What sorrow has done slowly
Will hasten love: today, remember,
You have promised yourself to Irkan.

Sancha
Ah! Yes . . .

Elvira
Does he not harbor
More feeling for rule than for Sancha?

Sandia
Elvira!

Elvira
Is it not true?

Sancha
Ah! Hush . . . It is true.
I have not thought about it till now,
Exhausted and oppressed with grief:
But I feel it overcoming me more
If I just hear his name:
To him alone I gave my love
As well as rule over my heart.
If heaven, earth, and the kingdom
Speak to me against him,
Then I am almost resentful
That he should be loyal to me.
But if he speaks to me, his voice
Does not go to my spirit in vain,
Irkan becomes for me
Kingdom and earth and heaven.

Chorus
An aura of love plays
On your face, and covers your breast.
May that lovely smile return
More joyously to the new wedding.

Elvira
Sancha, oh! Smile for once
Before Hymen; decide on the wedding.

Sancha
Ten months have past
Since adverse destiny took my son from me,
You do not know how many tears I have shed.
Ah! Believing ever
That love could assuage my grief
The beloved prince was today to become
My bridegoom; but the Grandees
Implore me, Elvirra, not to hasten
Yet to this step . . . I suspected it.

Elvira
Then do you not love Irkan?

Sancha
I . . . not love him? Ah! Know . . . only by my death
Could heaven itself oppose the power
Of this love.

Elvira and Chorus
To us . . .
Rodrigo comes.

Sancha
He no less than you
Wishes to see me cheered.
But he does not approve of the wedding.

Elvira
So, then, he is not in love.

Sancha
Leave me with him now.

Elivra
May heaven favor you.

Sancia
Go, my friends.

Exit Elvira with Chorus

Scene IV
Rodrigo and Sancha

Rodrigo
Behold, what I must finally
Ask you: are you queen
Or slave here? Did you not a short while ago
Yield to the advice of your faithful?
Is it true you did not want the suspicious wedding?

Sancha
Yes . . . I yielded . . .

Rodrigo
Now I must inform the Queen
That the moor wants you as his bride today . . .
He threatens blood and death . . .

Sancha
Well, then . . . he shall have me . . . I would not have peace in my kingdom appear disturbed by me..

Rodrigo
I ask of you . . .

Sancha
You ask
That I hate him, forget him? I cannot . . .

Rodrigo
Sancha,
You were a mother, now you are not . . . The hand
That wounded the unfortunate Garcia
Is unknown . . . If Irkan related
His death to you . . . did you see? He was glad of it.
I . . . know not . . .

Sancha
What?

Rodrigo
Yes . . . such joy in the moor
Is an outrage to your grief . . . And you . . .

Sancha
I adore him.
I understand . . . I know it, but the heart
In my breast does not change its temper:
Love never sees
Error in a loved one.

Rodrigo
You adore him? Well, then, let
Irkan be your husband, and king:
Let your kingdom read
It’s misfortune in you.

Sancha
Sancha’s heart fate . . .

Rodrigo
Has given to the Saracen.

Sandia
If he were my husband . . .

Rodrigo
He would always be hated:
Perhaps the dagger of death,
Sancha, was that day planted
In your son’s breast
By a Saracen hand.

Sancha
(I feel horror at those words,
But love combats it;
And only death can
Break its bonds.)

Rodrigo
Your ruinous lover
Goes scattering flowers.
But at the foot of what altar
Will you pledge him fidelity?
You marry an infidel?
Would heaven allow it?

Sancha
Cease, Rodrigo, ah! Leave me
In this ardent passion:
This destroys my soul,
This hears no reason,
And Sancha, no . . . cannot resist it
Without dying!

Rodrigo
Yes, enjoy it . . . As we tremble
We will not come to your side;
You will not see the anguish
Of the people because it is hidden.
One day perhpas I shall see
The tears of your repentance.

Exeunt severally.

Scene V
A council chamber
At stage right stands an opulent seat for the queen. Arrayed in a circle are a number of stools. Rodrigo, then Chorus of Grandees.

Rodrigo
Castile is unlucky! Evil was the day
When she begged for help against the enemy from the moor. He defended her, but only a fool
Thinks to find constancy in Saracen faith.
This foreign prince
Then betrayed her: he came as a friend, and now
Remains here hostile to us . . . Listen,
God of heaven, at last to the voice
Of a faithful people; Cruel it is
To see us insulted by one who offends you . . .

The Grandees enter

Here are the Grandees . . . Come . . . now, friends,
A sad fate awaits us.

Chorus
What? Is there
No longer any comfort for us?

Rodrigo
What comfort
Could ever be hoped for from a mad passion
For him to whom Sancha has consigned her heart?
Queen and lover will soon immola sacrifice us
To an alien king in a blazing holocaust.
Today you will see this kingdom, at last,
Become the prey of Moors:
We shall see Castilian heads severed . . . or cowering on their miserable breasts . . .
In servitude before an Arab,
Betrayed to him by the queen herself.

Chorus
Better death for us . . .

Rodrigo
Better to await a time . . .

Chorus
Oh! Black fate!
Castile, your lament
Will rise to the feet of God.
We mourn your well-being that is past;
Castile, mourn the king.

Rodrigo
The brazen Moor insults us . . .
Sancha looks on and says nothing:
Castile, your lament
Has not risen to heaven.

Chorus
We mourn your well-being that is past;
Castile, mourn the king. .

Rodrigo
Where is a son of kings?
The throne is in danger . . .
An Arab ascends it:
Thus has destiny spoken.
Weep, this is the day . . .

Chorus
Of such horrendous doom.
Castile, your lament
Will rise to the feet of God.
We mourn your well-being that is past;
Castile, mourn the king. .

Rodrigo
Quiet . . . Irkan arrives.

Chorus
Here Sancha comes.

Rodrigo
Keep secret your lamentations, or at least
subdued from now on among yourselves; what a glory our grief would be to him!

Chorus
You shall wee . . . All of us
Will grieve in whispers.

The Grandees each take their places next to their stools.

Scene VI
Sancha and Irkan enter from opposite sides: with Sancio Elvira and the ladies. The queen takes her
seat. All sit after her.

Sancha
Nobles of Castile, hear: the throne is still widowed;
It demands a king; let it have one.
I give you Irkan:
Sovereign rule is not new to him.
This is the same prince
Who was your leader when the Gauls
First opposed you, but later repented of it;
Although the young Garcia no longer
Wreaks slaughter upon them.
What reward did Irkan merit
For his efforts? Nobles, I wish now
For him to obtain it at last: the throne is widowed.

Rodrigo
First hear me . . . Respect does not dare
To raise the voice of my lips
To find fault with you, Sancha, but do allow
Me to speak in the name of all Castile.
This man was commander and was victorious,
If he did not obtain a reward
Let him ask it from the spoils
That the battlefield yielded, which we did not see,
But which Irkan and his Moors saw:
But let us forget all that. Shall a prince
Foreign in religion,
Laws, and customs be seen to
Reign in Toledo? Our destiny
To fall into greedy Arab hands?
The scepter of Pelagius in the hand of Irkan?

Sancha
Rodrigo . . . never . . . are you not aware,
Do you not know that my will is not to be disputed!
No more . . . do you hear? . . . I wish it so,
And that is all. I believe in fate . . . Heaven decrees, my comfort demands as well,
That the consort who must reign over you be chosen today.

Rodrigo
Ah! Listen to me . . . Let not a fatal decision
Be hastened . . . Consider first . . .
Just think what kingdom you give away now . . .
Who grants it . . . and who receives it.

Grandees
Ah! Sancha!

Irkan
Well, queen, must I
Then still remain silent?

Sancha
My heart ordains you, Irkan.

Grandees and Rodrigo
Ask better of your heart.

Sancha
(to the Grandees)
You . . .

Irkan
What? You are so ready
To listen to evil counsel?
Will you allow this haughty man
To dissuade you from your will?
(to the Grandees)
And you, can you not tame
That mad arrogance?

Sancha
Nobles, is stating my will
Perhaps not sufficient?

Irkan
Irkan fought for you,
Shed his blood for you;
When the Castilians were victorious
Because of him, they rejoiced;
Now the Castilians
Are not happy with Irkan.

Grandees
We mourn a well-being that is past;
Castile, mourn the king. .

Scene VII
Garcia, who appears downstage, and the above

Sancha
So then, I am queen . . .
I have decided . . . both my hand . . . and throne,
Behold, to Irkan I wish . . .

Garcia
No . . . mother. The throne is mine.

Sancha and Irkan
(Eh!)

All
He lives!
(all jump up in surprise)

Sancha
Oh! Son . . .

Irkano
(Oh woe!)

All
Castile, behold your king.

Sancha
(to Irkan)
(This moment is terrible
For my heart,
As anguish and joy
Surge together.
Ah! My errant soul
Groans and trembles,
And hope
Has vanished forever!)

Rodrigo
(to Garcia)
Irkan was just about to ascend
To your throne,
Your people were groaning
At the Arab arrogance,
Such a day arose
Blacker than any other;
Who would imagine
This a day of jubilation?

Garcia
(to Rodrigo)
My mother is disturbed,
Distressed, sobbing;
Rodrigo, my mind
Is filled with doubt:
You will see me strong,
And merciless, I swear it,
If ever this Arab
Dared to abuse her.

Irkan
(to Sancha)
(For your son . . . you are shaking?
Let him go on the throne:
But do not lose hope,
Am I not with you?
Though I see your hand gone
With the throne,
Irkan’s ardor
Does not thus desert.)

Grandees
The brazen threat
Of the moor is silenced:
The crisis is past . . .
The day is one of jubilation.

Garcia
Mother . . .

Sancha
Ah! Son, I believed
You slain.

Grandees
Tell your faithful
How heaven returned you to us.

All
Why did false rumor
Imagine death and relate it to us?

Garcia
Badly wounded, I fell into the river,
And I was overcome by the waves.
God protected my life:
I resurfaced among the enemy:
My name and country then I concealed,
And could not flee until now.

Grandees
Oh! Happiness! Oh! Day of joy!

Irkan
(Vile sword, did you wound thus?)

Garcia
But . . . you, mother, now that I return
Why do you deprive me of your joy?

Sancha
No . . .

Garcia
(to the Grandees)
No, my faithful, tell me,
Sancha is downcast . . .

Sancha
(Oh! God!)

Garcia
Why?

Grandees
That Irkan, who is here pressnt,
In his savage mind . . .

Sancha
Ah! Be still . . .

Irkan
(O heart, control yourelf.)

Sancha
Hear! Ah! No . . . Garcia . . .

Garcia
Be merciful,
Pardon Irkan, finde peace again.

Grandees and Rodrigo
And have him leave us . . .

Irkan
Fools!

Garcia
Arrogant rogue!

Irkan
I . . .

Garcia
Go join your Moors;
Go . . . The new dawn mustl not
Find you in Toledo.

Irkan
(My fury, do you still resist?)

Sancha
(How can I go on living!)

Irkan
(I return to Arab shores;
But the insult demands vengeance.
Remember that the Moors possess
Both sword and valor, and Castile knows it.)

Garcia and Rodrigo
Go, return to Arab shores,
Haughty Moor, there take your insult;
There remember, that we have,
Courage, that Castile knows not fear.

Sancha
(Ircano returns to Arab shores . . .
My son is fuming; he will not suffer the insult . . .
Courage grows faint in my breast!
Ah! Sancha cannot go on living!)

Ladies
(Courage grows faint in her breast!
Ah! Sancha cannot go on living!)

Garcia
I have arrived, nobles, not at an idle hour.

Rodrigo
Let Castile crown you sovereign.

Grandees
Go, return to Arab shores,
Haughty Moor, there take your insult;
There remember, that we have,
Courage, that Castile knows not fear.
All withdraw.

ACT II

Sancha’s Appartments as in Act I

Scene I
Sancha anxiously pacing and Elvira

Sancha
You leave me? And I stay? No more?

Elvira
Oh, cease,
Calm yourself.

Sancha
Elvira, raging love,
No, it never finds peace.
Hurry, he is about to depart.
Find Irkan, tell him . . . no . . . he must come . . .
Do you understand? I want to speak to him.

Elvira
I go, wait for him.
(exit)

Scene II
Sancha alone, then Garcia

Sancha
He is everything to me; there can be no other
Who could boast of having a place in my heart
In these horrid times . . .
My son! He separates us . . .
He kills me . . . If I cast
My eyes on his face, it reminds me
Of his father’s countenance, of my faithless
Cruel consort, because of whom I endured
A life of constant suffering with his contempt.
Ah! Cruel son of a loathed
Cruel father . . .

Garcia
Mother, let me at last savor
The fair moment of your most joyous embraces.
The people’s happiness
Does not cheer me, if I do not see
Yours beaming still.
Before an hour is out
Castile shall hear my oath; you will come,
In your presence you will see
Your son king, nor will proud Irkan
Stand before you or in Toledo more;
My new order compels him; let your son
At last see sweet serenity in your eyes.
But what? . . . Mother . . . What is it?
Still melancholy? You say nothing?

Sancha
It is a silence, Garcia,
That expresses much and that cannot . . .
if your mother freed her lips to express her heart’s
True feelings . . Ah! My son, even you,
Understanding my agony, would weep, oh! God!

Garcia
I do not wish your pain.
How much I would do for you!

Sancha
You have done enough.

Garzia
Ah! You distress me!

Sancha
Cruel boy, you have made me
Distressed, desperate; you stab me . . .
Kill me, and then . . . Alas! What am I saying! Ah! Know how miserable I am! Forgive me,
Let not tears come to vex your heart today.
Let me take my torment elsewhere.
(exit)

Scene III
Garcia and Rodrigo, then chorus of Saracens within.

Rodrigo
Sire . . .

Garcia
Rodrigo . . .

Rodrigo
So, do you believe it?

Garcia
I believe it.
Ah! She loves him too much, I see: if I could at least
Offer comfort to her.

Rodrigo
May time and reason
Give her comfort.

Garcia
You are in the port,
You do not feel for one out on a stormy sea.
She deserves pity.

Rodrigo
Sire, I admire
Those feelings in you, but you owe the kingdom . . .

Garcia
I too
Admire your zeal
But still I would like . . .

Saracens
Let a different sky smile on us:
(within)
Let us go.

Garcia
What is that?

Saraceni
We shall not be lacking for
The shade of the laurels.

Rodrigo
The Saracen horde is vacating Toledo.

Exeunt Rodrigo and Garcia

Saracens
We are strong, victory
Always crowns us,
We can find elsewhere
The crown of glory.

The voices fade

Scene IV
Irkan, then Sancha

Irkan
You rejoice? You would not rejoice
If in her heart perhaps . . . but come!
(looking within)

Sancha
Irkan!

Irkan
Queen, do you call me now?
Perhaps you wish to see me
Even more humiliated? You want your son,
If he should find me here, to banish me again
In your presence like a vile slave?
I loved you, you loved me, and now you would have me stay
To suffer some new cruel injury?
He surely knows of this love, knows well
that you chose in me husband and king;
You will see how the bitter tongue of our enemies contends that this be a crime in us:
Then Sancha will be delivered
To the scorn of her son. Now how can you
Treat me thus? You want me to stay now?
I must leave: take my final farewell.

Sancha
Ah! If you make it the last,
You fulfill my destiny, I want to die.

Irkan
(Fortune, here is the moment, assist me now.)
Queen, talk of extreme fate
Is often light on lovers’ lips.

Sancha
Do you speak thus to me, ingrate? Then . . . you shall see
If my lips . . . Yes . . . I shall die . . .

Irkan
Your death
Should not be your escape from pain: quite a different task,
Believe it, is demanded of you.

Sancha
Something that would be a way out?

Irkan
Sure.

Sancha
You know it?

Irkan
I know it.

Sancha
Oh! Speak . . .

Irkan
It is horrible.

Sancha
Perhaps more than losing you?

Irkan
To one who deos not love me.

Sancha
I’ll do anything, anything, time flies;
Let not your doubts opress me more:
Let me hear.

Irkan
Do you with it?

Sancha
Yes . . . what remedy for my deadly fate?

Irkan
One only, secret, and certain.

Sancha
What is it?

Irkan
Death.

Sancha
Who must die?

Irkan
He who, if he remained alive,
Will want me dead rather than have you be mine:
You are his mother . . .

Sancha
(horrified)
Don’t say it . . . Oh! Heaven!

Irkan
Garcia lives.

Sancha
Can you not find a better means
Than such a horror?

Irkan
No . . .

Sancha
Only death?

Irkan
Only, and done quickly.

Sancha
We will be covered with shame.

Irkan
Let silence avoid the shame;
A poison . . . and he wil die.
Are you afraid? Ah! No . . . decide!
Let him who drives me away die!
Let every affection in you remain silent
When a true love speaks.
If you delay longer you divide
My heart from your heart.

Sancha
Divide us? Ah! No . . . Such a thought
Is not good enough . . . horrible thought!
When I must lose you
I know myself no more!
How will I be able to control
The passion that enslaves me!

Irkan
Let him die . . . do you tremble?

Sancha
What? My hand
To make the attempt?

Irkan
Yours . . .

Sancah
What! Irkan . . .
(her horror increasing)
No . . . my dread prevents me . . .

Irkan
Hear how it can be done.
I leave your for a brief time,
He becomes king . . . Sancha, then
He will swear . . . in the cup
Of the oath . . . he will drink . . .

Sancha
Heaven!

Irkan
It seems you are not strong:
Do you love me and can your heart tremble?
Stay here . . .

Sancah
Ah! Listen to me . . . am I to wreak death?

Irkan
Or you lose me . . . think.

Sancha
Ah! No!
If I give for you the impure cup
That kills my son,
The matricide will not enjoy
To silence of nature.
It will raise a terrible groan
At the ghastly moment;
To you perhaps its voice
Will not come; you have no sons.

Irkan
Do not show that you are penitent
Of being any longer in love as you were:
Let our flame, which you despise,
Suffice you at this time.
That crime, although horrible,
Is the only thing that can save us:
Do not let a bootless pity
Move you and destroy us.
But already our time is running out,
And the way that remains is the only one . . .
Or we will be divided forever.

Sancha
You ask too much, oh bitter love!
(exeunt)

A pleasure garden as in Act I.

Scene V
Garcia, Rodrigo and guards, then Grandees

Garzia
Ho there . . .

A soldier steps forward.

Let Irkan be found:
Let him still remain in Toledo; soon I shall call him
To my presence.
Go . . .

The soldier leaves

Rodrigo
What are you thinking, Sire?
Can it be that Toledo
Will see you king while that bold Saracen
Is still among us? So . . .

Garcia
Can it be,
That Toledo, O Rodrigo,
Will see me king while Sancha is grieving?

Rodrigo
And what? Do you wish . . .

Garcia
Yes . . . I wish
To put an end to her mourning.
The thought that Sancha is weeping
Presses ever too much upon my heart.
To much the grief that torments her
Reminds me that I am her son.
I shall not set foot upon the throne
While she is in anguish.

Rodrigo
Your kingdom today demands
Other intent from your heart.

Grandees
Show yourself, Sire, to your faithful
And ascend the throne now.
There to the sound of our huzzahs,
Once made king, you will remember
That you become the bulwark
Of the people, the father and the king.
4819 19.15
23.08

Garzia
Yes, I shall come . . . You shill see
The bulwark, the father in me.
At the sound of the welcome huzzahs
The thought of your affection
Almost brings to my heart
Peace, which it does not have.
If I think then that my mother
Is without calm,
This soul then is troubled
That knows no more joy.

Rodrigo and the Grandees
May heaven return to your soul
The calm that it does not have.
(exeunt omnes)

Scene VI
Elvira alone

Elvira
She is not here . . . Where is she wandering?
Her hair neglected, her robes undone,
She goes delirious and with unsteady steps.
Everyone is askinng for her,
And I still cannot find her . . . I must look elsewhere.
Unfortunate queen!
Your son already nears the throne;
Everyone is gay, you only . . .
Ah! Your sufferings still have no end!
Whither will your great affliction lead you?
(exit)

The throne room. The throne stands on the right of the stage. In the center is a small table covered
with a rich cloth, on which is a golden cup. At the back is seen the statue of the deceased husband
of Sancha.

Scene VII
Sancha enters from a secret door, as in a daze
4820 19.30
020819 17.00
Sancha
I am alone . . . wild silence! . . . My heart
My feet . . . my hand . . . I feel everything tremble!
I, the ferocious minister,
Of horror, of betrayal,
Must accomplish that horrid sacrifice!
Who will be the victim? For the son . . .
Irkan gave me the poison . . . I will not give death
To him who received life from me . . . Alas! Brute,
Alas, villain, did you ask so much?
He is safe in his mother’s breast,
What crime of his will the poison punish?
Ah! Yes . . . let my son live . . .
And how? Can I endure
Being without of Irkan? He perhaps joyous
In another’s arms . . . Black thoughts, do you still plague me?
Ah! Cease screaming that my son must die!
(she turns to go, and sees the statue of her husband)
Heaven! Awful sight! You are a repellant image,
And do you come to me yourself, o my consort?
Do not look upon death being prepared here
For your son.
You threaten me? Alas! You are angry . . .
Your rage is unjust.
Pardon . . . You defend him . . .
Let misfortune seize me . . .
Nature abhors
The thought of so much horror.

Scene VIII
Sancha and Irkan, who enters from the right and stops in the back, then the Chorus within.

Sancha
(takes out a vial)
This waw the foul poison, so then, now let it be
Poured on the ground . . .
(prepares to throw the poison on the ground)

Irkan
No.

Sancha
What?
(stands startled without seeing him)

Chorus
(from within)
Long live Garcia!
Go . . . sit on the throne at last,
Son of kings, among us:
Let heaven measure your days
According to our love.

Irkan
Listen, ingrate.

Silence
(noticing of Irkan)
Alas! Is it even you?

Irkan
Pour the poison
Into the cup.

Sancha
He is my son . . .

Irkan
It is too late.

Sancha
Go.

Irkan
Give it me.

Sancha
No!

Irkan
You owe me his death . . .
(he drags her forcibly to the cup and taking the poison from her by force, pours it into it.

Sancha
Irkan . . . What are you doing? . . . Oh!

Irkan
See.

Sancha
(horrified)
Ah! Receive,
O sacred potion, from cursed hands
A different liquor!

Irkan
Begone.
(walks toward the left)

Sancha
Are you satisfied, of desperate love?
(turns to leave in extreme agitation)

Scene IX and last
All

Garcia
Mother, do you run from me?

Sancha
(stopping)
Ah! No . . . (I cannot bear it! It is he!)

Irkan
(How she has remained distraught!)

Garcia
Here, Mother, learn once for all
That your son loves you.
My faithful, heaven calls me
To the throne of Toledo; let heaven now hear
At the foot of this throne what is my oath.
Before my oath ascends
To God, who makes me king, I wish
Joy to all and to the land.

Sancha
(Ah! I can hardly control myself!)

Garcia
Behold, I desire to forget
Offenses that unworthy love
Has perhaps caused to be uttered.

Sancha
(Oh! Heaven!)

Garica
Let there be peace between us,
Prince; Mother, to Irkan
As reward of love I cede your hand.
(walks toward the cup)

Sancha
(Stars!)

Irkan
(Sancha, take heart.)

Sancha
(not hearing him)
(Ah!)

Irkan
(Sancha.)

All
Oh! Noble lord!

Sancha
(He dies!)

Garcia
Now come all about me.

Irkan
Sire . . .
(approaches Garcia)

Sancha
(Shall I keep silent? Ah! No . . .)

Garcia
Hear me.
I pledge a father’s love to my kingdom.

Sancha
(Impious mother, and you live?)

Garcia
I swear it, and if my words
Do not reflectwhat is in my heart, may this pure liquor
Which I drink from the royal cup of my ancestors,
Strike death to my breast.
(about to drink)

Sancia grabs the cup from his hand and drinks the liquor.

Sancha
No, stop . . .

Irkan
(Oh woe!)

Garcia
What have you done?

Sancha
It was poison.
(throws the cup to the ground)

All
Ah!

Irkan
(Cruel destiny!)

Garcia
What do I hear!

All
Unhappy Sancah!

Garcia
Mother . . .

All
(except for Irkan and Sancha)
Oh! Treason!

Sancah
Begone, Irkan! Such a crime
As you committed heaven has prevented;
Only she who loved you
Was deserving of death.
The kingdom and my son’s life
You were taking and I saved.
Too much, ah! Barbarian, I loved you,
I have punished my sin.

All
Traitor!

Garcia
Such audacity!
You have broken the law of the people:
Evil monster! Let him go to his death.
(to the guards, who disarm Irkan)

Irkan
You betrayed me? I despise her, and now I will
Reveal all that you do not know.
Into that cup I myself
Poured the loquor of death;
If fate betrayed me
Plunge your blade into me.

All
Cruel one! Oh! Black villainy!

Irkan
I feigned that love
Solely from desire for the throne.
Are you king? I scorn life:
I shall die.
(exit with the guards)

All
Go . . . what terror!

Garcia
Mother, your dying . . .

Sancha
Listen, remember the last words
Of one who dies.
Ah! Son . . . No . . . do not weep,
I desire peace, not lamenting.
When this soul will come
A supplicant to your side,
Do not recall still
That I loved that traitor too much.
Then may your forgiveness
Bring me peace.

Garcia
Mother, are you dying? Ah! Hear me,
I forgive you now . . .
See it in these tears . . .
Believe me in this embrace . . .
Ah! May heaven grant
Peace to you in death!

All
Sancha, may forvigeness
Descend upon you from merciful heaven.

The curtain falls.

The End

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